Come curare le piante: la Strelitzia Regina

La Strelitzia Regina è una pianta originaria dell'Africa meridionale che è caratterizzata da fiori dalla forma e dai colori simili a quelli degli uccelli esotici. Non è difficile da coltivare.

fiore strelitzia

 
Oggi parlerò di una pianta veramente decorativa e dalla bellezza particolare: la Strelitzia Regina, conosciuta anche con il nome di Uccello del Paradiso.
E’ una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle Musaceae ed è originaria dell’Africa meridionale.
Questa pianta è così bella che alcune tribù africane la utilizzano per adornare la capanna del loro capo.
Ciò che rende particolarmente bella e decorativa la Strelitzia sono i suoi fiori: ricordano gli uccelli esotici grazie alla loro forma e al loro colore vivace.
 
Il calice è formato da petali allungati arancione e viola-azzurri che ricordano, appunto, la forma di un uccello esotico.
 
La Strelitzia produce anche un frutto che contiene dei semi con piume arancioni.
Questa pianta non è difficile da coltivare anche ne nostri climi, basta che la temperatura non scenda mai al di sotto dei 5°.
La temperatura ideale è compresa tra i 13° e i 21°; si può tenere all’aperto nelle zone con clima mite, ma in inverno va ritirata all’interno.
 
La luce è importantissima per la salute della Strelitzia che va messa alla luce diretta del sole, ma non nelle ore più calde dei mesi estivi.
Vanno evitate le correnti d’aria e gli sbalzi di temperatura.
 
Bisogna annaffiarla spesso, facendo attenzione che il terriccio si asciughi tra un’annaffiatura e l’altra; le annaffiature vanno ridotte nei mesi di giugno e luglio perché in questo periodo la Strelitzia va in riposo vegetativo. Bisogna nebulizzare spesso anche le foglie, ma non fiori.
 
Ogni primavera va rinvasata fino a che non compie 5 anni; a quel punto va sempre lasciata nello stesso vaso, altrimenti non fiorirà più.
 
Foto:
www.greenscenelandscape.com
sunkistvillashoa.com
www.ubcbotanicalgarden.org
www.phoenixtropicals.com
www.sayers-strelitzia.com.au
www.puyallup.wsu.edu

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Parole di Irene

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