I collant strappati vanno a ruba: Gucci cambia il concetto di moda

Un paio di calze nere rotte: è il nuovo accessorio Gucci di cui si parla. Già sold out, è criticato da molti, soprattutto per il prezzo

I collant strappanti sulla passerella Gucci Autunno-Inverno 20-21

Foto Getty Images | Estrop

Il direttore creativo di Gucci Alessandro Michele vuole provocare: non vuole scandalizzarci, ma vuole ridefinire il concetto di bellezza e moda. Se la scelta di una modella fuori dai canoni come Armine Harutyunyan ha destato non poco stupore, l’ultima polemica che accompagna la maison è quella sui collant strappati, venduti a 149 euro.

Presentati nelle sfilate Autunno – Inverno 2020/21, i collant bucati non sono certo una novità. Se un tempo  la rottura delle calze significava anche la rottura delle regole di una società (e di una moda) che ci voleva in ordine e allineati, nel corso del tempo la commistione tra fashion, ribellione, street wear è diventata così forte che non esiste più un vero e proprio confine. Alexander Wang e Heidi Slimane per Saint Laurent sono due dei più celebri casi di torn pantyhose in passerella.

Il messaggio della moda

La questione però ora è un’altra: al di là del costo, ovviamente importante per un paio di calze per di più non integro (ma questo è il bello del lusso), è cosa ci vuole comunicare Michele con questo prodotto. Infatti, con le sue scelte estetiche di rottura e al contempo barocche, ha sempre voluto veicolare dei messaggi.

Sono già scese in campo diverse teorie: in questo semplicissimo paio di calze è riassunto il concetto di durata temporanea degli oggetti, dei vestiti, della moda. Tutto si consuma e si rompe, soprattutto se poco resistente e di utilizzo frequente. E a tutto questo si collega il concetto di sostenibilità, al quale la moda fa sempre più attenzione.

Quella del fashion è una delle industrie più inquinanti al mondo, non solo per quanto riguarda la produzione di vestiti, ma anche per i tantissimi abiti inutilizzati e gettati nonostante siano ancora in buono stato. Sempre più aziende adottano politiche produttive più attente, nascono nuovi brand totalmente incentrati sulla produzione etica, personalità di spicco del settore e non condannano i danni del fast fashion. I collant strappati sono il simbolo del riciclo di un oggetto che seppur danneggiato può ancora svolgere la propria funzione: un inno al riuso di ciò che abbiamo in casa.

Ma sono solo supposizioni: Alessandro Michele non si è mai espresso in merito.

I collant strappati: ironia, polemiche e contraddizioni

Ovviamente sui social è iniziato un vivace dibattito su questo paio di collant. Facilmente soggetto di ironie varie, dal fatto che le calze saranno fai-da-te in casa al basso costo di realizzazione, non sono mancante le polemiche. Il principale punto di chi critica l’accessorio è il costo elevato. Ma come è arte tutto ciò che viene definito tale dalla voce autorevole dei critici, un banana attaccata al muro compresa, tutto è moda se a pensarlo e crearlo è uno stilista e la sua maison. E ciò che si paga è l’esclusività, il lusso di potersi permettere di pagare 149 euro un oggetto anonimo dal valore bassissimo.

Eccola qui la contraddizione: se davvero anche stavolta la moda, in particolare Gucci, vuole comunicarci qualcosa, lo fa comunque rispettando il suo codice. Il marketing, fatto anche di discussioni tra utenti, è un potentissimo mezzo per vendere. Perché stiamo pur sempre parlando di un’azienda che vuole vendere e non di un’opera d’arte che vuole far riflettere.

E anche questa volta Alessandro Michele ha avuto ragione: i collant strappati al momento sono sold out.

Parole di Alanews