Cinema, 9 film diretti da donne candidati al successo

“Siamo giunti a un punto di svolta, il mondo del cinema si sta rendendo conto che la voce delle donne è stata sotto-rappresentata troppo a lungo”, ha dichiarato Cameron Bailey, organizzatore e direttore artistico del Toronto International Film Festival

Toronto Film Festival

Film Getty Images | Brian de Rivera Simon

Al Toronto International Film Festival quest’anno si sente la voce femminile: nell’edizione 2020, infatti, il 45% (il 10 per cento in più dell’edizione passata) delle pellicole proposte sono state dirette o co-dirette da donne. “È giunto il momento di portare questi film al vertice”, ha spiegato il direttore artistico del festival, Cameron Bailey.

I film selezionati dalla giuria della kermesse canadese quest’anno comprendono pellicole indipendenti a basso budget, ma anche documentari e drammi, molti dei quali in lizza per numerosi riconoscimenti durante le premiazioni che si susseguiranno nella prossima stagione. Ecco quali sono.

One Night in Miami, Regina King

Dopo aver collaborato alla direzione di alcuni episodi di Insecure, Scandal e This is Us, con questa pellicola Regina King ha fatto il suo debutto ufficiale sul grande schermo. Il film vuole catturare le tensioni tra un Gruppo di amici nel movimento afroamericano, i loro desideri, le esperienze e le tattiche per superare le incertezze dell’America che stanno vivendo. Nel cast: Kingsley Ben-Adir (Malcolm X), Eli Goree (Clay), Aldis Hodge (Brown) e Leslie Odom Jr. (Cooke). Page Buckner e Barry Robison alla produzione, con i costumi di Francine Jamison-Tanchuck.

Nomadland, Chloe Zhao

Frances McDormand interpreta Fern, vedova che si scopre nomade per intraprendere un viaggio attraverso gli Stati Uniti occidentali a bordo di un mini-van trasformato in casa. Un rifugio sicuro su ruote, che la accompagna da un incontro all’altro, alla scoperta di una comunità itinerante dove troverà volti amici, consigli e cameratismo. Zhao ha utilizzato un approccio quasi naturalistico nel suo film, dando largo spazio ad attori non professionisti per conferire veridicità alla narrazione.

An Old Lady, Lim Sun-ae

Dramma coreano che mette al centro dello schermo la storia di Hyo-jeong (Ye Su-jeong), vittima di abusi da parte di un medico a seguito di un’operazione. La donna, che si avvicina ai 69 anni, si trova a dover affrontare un trauma, ma anche la reticenza di chi dovrebbe darle aiuto.

Shadow in the cloud, Roseanne Liang

Chloë Grace Moretz recita nel ruolo di Maude, ufficiale della Seconda Guerra Mondiale assegnata al volo B-17 Flying Fortress, in viaggio da una base alleata Neozelandese, dove si troverà ad affrontare l’ambiente ostile e misogino di un equipaggio tutto maschile che la guarda con sospetto. I cliché del personaggio femminile “forte” nel film si sprecano, ma sono calibrati per restituire una comicità disarmante.

Lift Like a Girl, Mayye Zayed

Il film e documentario di Zayed ha come scenografia Alessandria d’Egitto, dove Captain Ramadam, leader carismatica ed ex campionessa di sollevamento pesi, dirige un gruppo di donne che lo spettatore imparerà a conoscere attraverso gioie e dolori di questo sport.

Shiva Baby, Emma Seligman

Lo shiva, ossia i sette giorni di lutto che l’ebraismo vuole siano rispettati per la morte di un parente di primo grado, è al centro di questa esilarante commedia. Durante questa settimana, tutti i segreti di Danielle, cui da il volto Rachel Sennott, vengono a galla per colpa di parenti ficcanaso, amicizie complicate e l’arrivo di un misterioso uomo con il quale ha fatto sesso, per soldi.

Beans, Tracey Deer

Grazie all’uso di immagini originali, Tracey Deer porta sullo schermo la sua infanzia raccontando la storia di Beans (Kiawentiio). Nel 1990, una 12 enne si appresta con entusiasmo a vivere il suo primo giorno di scuola al di fuori della comunità Mohawk in cui è cresciuta, ma lo scoppio della crisi Oka a Montreal la costringerà a vivere sulla sua pelle la violenza del clima politico.

Enemies of the States

Un racconto di spionaggio, cospirazione e drammi familiari, ma anche un documentario nato da anni di lavoro: un’inchiesta giornalistica condotta da Sonia Kennebeck sul caso di Matt DeHart, ex Guardia Nazionale collegato a Wikileaks e Anonymous, e della sua famiglia.

Spring Blossom, Suzanne Lindon

Forse pecca di introspezione, ma quella di Suzanne Lindon è un film che merita certo qualche riconoscimento, soprattutto come debutto per la regista 20enne, che si è resa anche sceneggiatrice e interprete della pellicola. La storia, un po’ romanzata e probabilmente considerata “socialmente inappropriate”, è quella di una giovane ragazza di sedici anni e della sua passione per un attore locale 15 anni più grande di lei.

Parole di Alanews