Cicliste colombiane sembrano nude: scandalo per la divisa della squadra

Le cicliste colombiane che hanno partecipato al Giro di Toscana si sono presentate con una divisa effetto nude che ha scatenato un mare di polemiche. Che si sia trattato di una scelta o di una gaffe, sta di fatto che la tenuta sportiva ha fatto parlare di sè.

Pubblicato da Laura De Rosa Lunedì 15 settembre 2014

Cicliste colombiane sembrano nude: scandalo per la divisa della squadra

Cicliste colombiane sembrano nude: scandalo per la divisa della squadra. Che sia stata un’abile trovata pubblicitaria o una terribile gaffe, sta di fatto che le cicliste colombiane presenti al Giro di Toscana sono riuscite a far parlare di sé in tutto il mondo. Ad attirare l’attenzione non sono state le loro abilità sportive ma le divise “effetto nude” indossate per l’occasione. L’irriverente outfit ha scatenato un mare di polemiche conquistandosi il titolo di “tenuta sportiva più brutta di sempre”.

Cicliste colombiane sembrano nude

cicliste colombiane nude

Una tenuta sportiva “effetto nude” non si era ancora vista, nemmeno tra le divise per le atlete delle Olimpiadi 2012 firmate Stella McCartney. A indossarla per la prima volta, con disinvoltura, è stata la squadra di cicliste colombiane che ha partecipato al Giro di Toscana. Nessuno ci aveva fatto caso a quelle tutine apparentemente normali, perlomeno finché le sportive non sono salite sul podio. Il color pelle della zona compresa tra l’addome e l’inizio cosce, in contrasto con il giallo-rosso del busto e dei pantaloncini, crea un effetto ottico a dir poco originale, dando l’impressione che le parti intime siano allo scoperto. Se qualcuno si è fatto semplicemente due risate, gran parte della rete ha aspramente criticato la scelta stilistica della squadra giudicandola offensiva per il mondo femminile e sportivo. Se di scelta si è trattata, non di una svista del designer, di certo non la si può definire di buon gusto, è piuttosto l’ennesimo caso di mercificazione del corpo femminile. Il nudo, si sa, vende e il profitto a tutt’oggi viene prima della dignità.