Carpi, indagata la madre del bambino di 4 anni morto soffocato

La donna è stata raggiunta da un avviso di garanzia, atto dovuto per espletare tutte le indagini sulla dinamica dell'accaduto. Nominati i periti di parte per l'esame autoptico sul corpo del piccolo Nicolas, mentre prosegue il lavoro incessante degli inquirenti per chiarire la dinamica del decesso.

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    Carpi, indagata la madre del bambino di 4 anni morto soffocato

    La madre del piccolo Nicolas, morto soffocato a 4 anni a Carpi, è indagata. Raggiunta da avviso di garanzia a distanza di una settimana dalla tragedia, ha potuto così nominare un consulente di parte per l’autopsia sul figlio. In atto tutti gli accertamenti di rito da parte dei carabinieri della locale Compagnia.

    Morte del piccolo Nicolas, indagata la madre

    Nicolas è morto lo scorso 23 aprile per soffocamento, a soli 4 anni. Nell’incertezza di una dimanica ancora in parte avvolta nel mistero, arriva dopo una settimana il primo atto dovuto da parte della Procura.

    Si tratta dell’iscrizione della madre nel registro degli indagati. La donna, destinataria di avviso di garanzia, ha potuto così nominare un perito di parte per l’esame autoptico disposto sul corpo del suo bambino.

    Dopo la separazione dal papà, Nicolas viveva solo con la mamma, a Carpi (Modena). La Procura, sotto la guida di Lucia Musti, ha avviato tutte le procedure per capire se la morte del bambino possa essere ascritta alla madre, e come la legge prevede, il provvedimento emesso a suo carico mette la donna in condizione di potersi difendere.

    L’autopsia sul piccolo Nicolas

    L’esame autoptico sul minore è iniziato nella giornata del 2 maggio. Per conto della donna, ora sottoposta a indagini, è presente un consulente nominato ad hoc per prendere parte agli accertamenti sulle cause del decesso.

    L’iscrizione nel registro degli indagati si è resa necessaria per consentire alla mamma del piccolo un’eventuale difesa in caso di evidenze che vadano contro la sua versione dei fatti, in parte ancora lacunosa.

    La donna, infatti, nell’immediatezza dell’accaduto aveva parlato di un pupazzetto che lei stessa avrebbe estratto dalla bocca del bambino prima della disperata corsa verso l’ospedale Ramazzini.

    A infittire il mistero sulla dinamica c’è anche un interrogativo di fondo: perché madre e figlio si trovavano sull’argine del cavo Lama, tra Carpi e Soliera? Si tratta di un’area particolarmente insidiosa per un bambino di quell’età.

    La donna avrebbe trovato il figlio riverso a terra, esanime, poco dopo essere sfuggito al suo sguardo tra la fitta vegetazione. Per giocare a nascondino, avrebbe dichiarato la donna agli inquirenti. Resta ancora da capire anche perché non abbia chiesto l’intervento del 118, preferendo portare lei stessa il bambino in pronto soccorso.