Cardito, il bimbo ucciso dal patrigno ‘curato’ con una pomata e lasciato agonizzante sul divano

Agghiaccianti dettagli in merito alla morte del minore, massacrato dal compagno della madre che non lo avrebbe soccorso. Secondo quanto emerso, sarebbe stato lasciato per ore sul divano, gravemente ferito.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 31 gennaio 2019

Cardito, il bimbo ucciso dal patrigno ‘curato’ con una pomata e lasciato agonizzante sul divano
Foto: Tony Essobti Badre, fermato per la morte del piccolo Giuseppe, ucciso a Cardito (Napoli)/Ansa

I dettagli che emergono sull’atroce fine di Giuseppe, il bimbo di 7 anni ucciso dal patrigno a Cardito (Napoli), sono agghiaccianti. Ora dopo ora, si infittisce la trama di orrori che avrebbe portato il piccolo a una lenta agonia, adagiato su un divano e ‘curato’ con una pomata dopo la brutale aggressione.

Massacrato e lasciato agonizzante sul divano

Ho fumato molti spinelli, poi li ho picchiati. Non era la prima volta“. È questa la prima inquietante confessione di Tony Essobti Badre, il 24enne fermato per l’omicidio del piccolo Giuseppe e per il tentato omicidio della sorellina Noemi.

I due bambini, figli della compagna, sarebbero stati aggrediti perché avevano rotto il lettino appena acquistato. Ha aggiunto anche questo davanti al gip durante l’udienza di convalida del fermo, ricostruendo uno scenario dai contorni agghiaccianti.

Le cause del decesso del minore, massacrato di botte a 7 anni e lasciato in agonia per ore in casa a Cardito (Napoli), si fanno sempre più chiare dopo i primi accertamenti. Emorragia interna e frattura della base cranica: sono spiegazioni scientifiche che dipingono il ritratto di un delirio disumano e di una brutalità senza precedenti.

Giuseppe è morto dopo una sofferenza prolungata, adagiato sul divano agonizzante per ore, addirittura ‘medicato’ con una pomata.

Stando a quanto emerso, poteva essere salvato con una tempestiva richiesta di soccorso. Al pestaggio ha assistito sua madre, 30 anni, che non avrebbe fatto nulla per aiutarlo. Al momento non è iscritta nel registro degli indagati, ma la sua posizione non è stata ancora del tutto definita.

La confessione shock

Essobti Badre non ha chiesto alcuna misura alternativa alla detenzione. Nel primo pomeriggio del 30 gennaio, a suo carico è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a firma del gip Santoro, dopo l’arresto con le accuse di omicidio volontario aggravato e tentato omicidio.

Nel corso del lungo interrogatorio, ha fornito elementi che aggravano la sua posizione, già fortemente compromessa: “Ho fumato diversi spinelli, come faccio ogni giorno. Poi ho perso la calma“.

Il quadro dell’aggressione è spietato e bestiale: i bambini, Giuseppe e Noemi, sarebbero stati presi a “schiaffi forti. Poi a pugni”. La furia di Badre non si sarebbe fermata, ma avrebbe assunto addirittura maggiore irruenza davanti alle urla disperate dei piccoli.

Loro strillavano e strillavano ancora“, per questo avrebbe preso la scopa per colpirli. Poi, come se nulla fosse, è andato in farmacia per comprare “una pomata. I bambini erano feriti e volevamo medicarli“.

Ma nulla sarebbe stato come prima: quell’appartamento di via Marconi, diventato teatro di una vera e propria mattanza, è stato la tomba del piccolo Giuseppe.

È a questo punto del racconto che subentra la figura della compagna nella ricostruzione della scena del crimine. La donna, secondo quanto affermato dal 24enne, avrebbe cercato inizialmente di fermarlo incassando un morso alla testa.