Brasile: nata la prima bambina al mondo da utero trapiantato da donatrice deceduta

Grazie a questo successo si configurano nuove speranze di gravidanza sana per tutte le donne con sterilità dei fattori uterini, senza bisogno di donatori viventi

Pubblicato da Beatrice Elerdini Mercoledì 5 dicembre 2018

Brasile: nata la prima bambina al mondo da utero trapiantato da donatrice deceduta
Foto: Pixabay

Straordinario risultato raggiunto a San Paolo, in Brasile: il 15 dicembre 2017 è nata la prima bambina da un utero trapianto da donatrice deceduta. La piccola, a giorni, compirà un anno. La notizia è stata resa nota dalla rivista scientifica Lancet. Si tratta di un traguardo ambizioso mai raggiunto prima: in tutti gli altri casi precedenti le donatrici erano viventi. 

Sono stati eseguiti altri 10 trapianti di utero da donatrici decedute in precedenza, ma in tutti i casi le gravidanze sono state interrotte da aborti spontanei.

L’ultimo e unico trapianto andato a buon fine è durato 10 ore. E’ avvenuto nel 2016. La mamma 32enne era nata priva di utero, poiché affetta dalla sindrome di Mayer-Rokitansky-Kuster-Hauser. I medici hanno quindi dapprima prelevato gli ovuli della donna, li hanno uniti in vitro allo sperma del marito, quindi li hanno congelati. Soltanto dopo il trapianto di utero sono stati impiantati. La donatrice era una donna di 45 anni con tre figli, deceduta a causa di un ictus.

Il primo trapianto di utero da donatrice deceduta

‘Il trapianto di utero da donatori vivi è diventato una realtà per trattare l’infertilità. Una pratica che ha avuto successo in Svezia a partire dal 2014 che poi ha ispirato i centri e i programmi di trapianto dell’utero in tutto il mondo – spiegano i ricercatori su Lancet – tuttavia, a nostra conoscenza, nessun caso di parto in vivo attraverso l’utero della donatrice deceduta è stato mai raggiunto con successo, sollevando dubbi sulla sua fattibilità e vitalità, incluso se l’utero rimane vitale dopo un’ischemia prolungata’.

Il primo trapianto di utero da donatrice deceduta è stato eseguito dunque nel 2016 su una donna di 32 anni colpita da una grave sindrome congenita (MRKH), presso l’Hospital das Clínicas, Università di São Paulo, in Brasile. ‘La donna ricevente ha avuto un ciclo di fecondazione in vitro 4 mesi prima del trapianto, che ha prodotto otto blastocisti crioconservate’.

Nell’articolo, i ricercatori si dicono ottimisti sulla nuova procedura: ‘I risultati stabiliscono una verifica teorica per il trattamento dell’infertilità uterina mediante trapianto da donatrice deceduta, aprendo un percorso verso una gravidanza sana per tutte le donne con sterilità dei fattori uterini, senza bisogno di donatori viventi o di chirurgia da donatore vivente’.

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