Bimbo di 30 mesi ucciso dal metadone: sconto di pena per la madre e il compagno

I giudici della Corte d'Appello hanno accettato il concordato presentato dal legale dei due conviventi e hanno ridotto la condanna per entrambi da nove anni a tre anni e quattro mesi, derubricando il reato da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo.

Pubblicato da Beatrice Elerdini Giovedì 12 aprile 2018

Bimbo di 30 mesi ucciso dal metadone: sconto di pena per la madre e il compagno

La tragedia di Mirò, il bambino di 30 mesi ucciso da un’intossicazione da metadone il 31 ottobre 2014, a Bargagli dove abitava con la famiglia, non sembra conoscere fine. I giudici della Corte d’Appello hanno accolto il concordato della difesa e ridotto la condanna per la madre e il suo compagno da nove anni a tre anni e quattro mesi. Il reato è stato derubricato da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo.

In prima istanza la madre di Mirò e il compagno erano stati accusati di aver dato il metadone al piccolo per tenerlo tranquillo. I due conviventi, inizialmente indagati per omicidio volontario, hanno continuato a ripetere che il bambino era stato male la sera precedente al decesso: aveva un po’ di febbre e non era riuscito a mangiare nulla. Invece le analisi di laboratorio avevano mostrato chiaramente che il bambino aveva mangiato a pranzo e che quindi qualcosa nel racconto dei due non tornava. Inoltre dalle indagini medico legali era emerso che il metadone veniva somministrato a Mirò con costanza, ogni giorno per calmarlo.

Il 6 aprile del 2017, la madre Barbara, 33 anni e il suo compagno Sacha, 39 anni, erano stati condannati dalla Corte d’Assise di Genova per il reato di omicidio preterintenzionale a 9 anni e 2 mesi ciascuno. Ieri la Corte d’Assise d’Appello ha accolto la proposta di concordato presentata dal legale dei due e dalla procura generale, derubricando il reato in omicidio colposo e condannando entrambi a due a 3 anni e 4 mesi. Una sentenza che molto probabilmente consentirà loro di evitare la reclusione in carcere: per pene inferiori ai quattro anni infatti, è possibile chiedere l’affidamento in prova ai servizi sociali.