Berlino: no al velo islamico per le maestre

Il tribunale del lavoro della capitale tedesca ha dato torto a una donna di fede islamica che aveva fatto ricorso contro una scuola. Il suo impiego è durato solo 24 ore. Si era presentata con il chador, contravvenendo al principio di neutralità religiosa delle istituzioni, ribadito poi dalla sentenza di rigetto contro la sua istanza.

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    Berlino: no al velo islamico per le maestre

    A Berlino, le maestre non possono indossare il velo islamico. Lo ribadisce il rigetto al ricorso presentato da un’insegnante islamica contro la scuola presso cui ha lavorato per sole 24 ore, emesso dal Tribunale del lavoro della capitale. La donna si era presentata con il chador, contravvenendo al principio di neutralità religiosa delle istituzioni sancito dalla legge.

    No alle maestre con il velo: la risposta di Berlino a una donna islamica

    Ha torto e il Tribunale del lavoro tedesco non transige: la maestra di fede islamica presentatasi a scuola con il velo non può fare opposizione al suo trasferimento dopo appena 24 ore dall’assunzione.

    Questo per via del principio di neutralità delle istituzioni che vige per legge nella capitale. Non è consentito il chador con cui ha deciso di andare a lavorare: anche gli insegnanti devono astenersi dal manifestare la propria fede, ostentandola con simboli religiosi.

    Dopo il primo giorno come insegnante presso una scuola elementare, è stata trasferita in una scuola media e ricollocata per la gestione delle classi di accoglienza riservate ai rifugiati. Questo perché ha rifiutato di assecondare le richieste del primo istituto, in cui le era stato specificato il divieto sul velo.

    Il ricorso della maestra musulmana

    La docente musulmana, ritenendo lesivo della sua dignità quel provvedimento, ha deciso di fare ricorso e rivolgersi al Tribunale del lavoro, che lo ha rigettato.

    Secondo il giudice, a prevalere sul diritto di professare la propria fede è l’assoluta neutralità dello Stato. L’insegnante avrà facoltà di ricorrere in appello.

    Le ambiguità del Tribunale del lavoro di Berlino

    Non è stato diffcile, per l’opinione pubblica tedesca, intercettare una malcelata ambiguità nel giudizio emesso sul caso della maestra islamica.

    Quanto deciso pochi giorni fa dal Tribunale di Berlino è in palese antitesi con un’altra sentenza, pronunciata dallo stesso nel 2017 sulla vicenda di un’aspirante insegnante scartata in sede di colloquio perché indossava il chador.

    All’epoca, il giudice aveva dato ragione alla lavoratrice, condannando la scuola a versare gli stipendi arretrati per riparare al danno arrecato.