Beauty case sempre più green: i cosmetici diventano vegan

Secondo lo studio di Grand View Research il mondo beauty vegan varrà 21 miliardi di dollari entro il 2025

Buoni propositi beauty

Foto Shutterstock | Verona Studio

Il mondo del beauty diventerà sempre più green. A confermarlo sono le statistiche di Grand View Research, che hanno mostrato la crescita esponenziale del mercato dei prodotti di bellezza bio. Infatti, il settore ha un indice di crescita annuale del 6,3% e in soli 5 anni varrà circa 21 miliardi di dollari. Ma la vera tendenza riguarda i prodotti vegan.

Ad oggi, sono sempre più numerose le aziende cosmetiche che stanno promuovendo con successo le collezioni prive di ingredienti di provenienza animale.

Il trionfo del beauty vegan

Secondo Raffaella Gregoris, fondatrice Bakel (brand certificato vegan), da poco nominata dalla rivista Forbes una delle 100 donne italiane più influenti per ricerca e sviluppo di prodotto, dietro il successo dei prodotti vegani vi è la “crescente richiesta e al desiderio di un prodotto più sano e sicuro. Sebbene le due variabili, l’essere vegan e più sicuro, non sempre coincidano: tutto dipende dalla qualità”, le sue parole riprese da “Donna Moderna”.

A sostegno delle dichiarazioni dell’imprenditrice, si può infatti notare come siano nati numerosi brand vegan friendly di diverse celebrities . Per esempio, la modella Miranda Kerr ha creato la sua linea “Kora Organics”, al pari dell’attrice Jessica Alba con “Honest Beauty”. Inoltre, anche Drew Barrymore ha realizzato il suo marchio “Flower Beauty”, un brand 100% cruelty free.

Vegan è diverso da Bio

Per Raffaella Gregoris è importante saper distinguere vegan da bio. “La differenza sostanziale fra vegan e bio è che le formulazioni vegan certificate non contengono nessun ingrediente di origine animale, dalla cera d’api alla bava di lumaca, da latte, panna e lattosio all’uovo. Tutte sostanze che invece, essendo naturali, possono essere contenute negli altri cosmetici, compresi i bio”, spiega Gregoris.

Nei prodotti vegan non vi sono presenti l’acido ialuronico, la lanolina (il film protettivo del vello delle pecore, usato come ammorbidente), la cocciniglia (un colorante derivato dall’omonimo insetto). Banditi, inoltre, lo squalene (un grasso), la cheratina, l’elastina e la glicerina di origine animale e le proteine della seta (prodotta dai bachi).

Una questione di etichetta

Per poter essere completamente vegan, un prodotto deve avere il logo “V” con il girasole  (il marchio internazionale rilasciato da Vegan Society), il logo italiano VeganOK e l’INCI “verde”, che riporta gli ingredienti in ordine decrescente.

Inoltre, sull’etichetta potrà essere presente una sagoma di un coniglietto che identifica il prodotto come cruelty free, ma questo molte volte non è sinonimo di vegan.

Secondo Pucci Romano, presidente Skineco, infatti “Quest’ultimo certifica due punti: che il prodotto è conforme alla norma del 2013 dell’Unione Europea, che vieta in ambito comunitario i test sugli animali sia sul prodotto finito sia sulla materia prima. E che in nessun processo industriale è stata praticata la “crudeltà sugli animali”, né dall’azienda né nei Paesi non soggetti al divieto e in cui il prodotto viene venduto”.

Parole di Alanews