Bastia Umbra: usavano bimbi per rubare nei negozi, sgominata banda di donne rom

Le indagate, finite agli arresti domiciliari, hanno tra i 21 e i 37 anni e sono tutte di etnia rom residenti nella città del Perugino. In diverse occasioni avrebbero portato con sé anche i neonati.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 6 dicembre 2018

Bastia Umbra: usavano bimbi per rubare nei negozi, sgominata banda di donne rom
Foto: Pixabay

Rubare al supermercato con la complicità dei bambini: questa la strategia messa in atto, secondo l’accusa, da una banda di donne rom sgominata a Bastia Umbra (Perugia). Agli arresti sono finite in tre, tutte residenti in città.

Furti con i bambini: arrestate 3 rom

Il luogo in cui mettere a segno il colpo era scelto con cura, così come il piano d’azione per rubare, indisturbate, portandosi dietro anche i neonati.

Secondo il fascicolo aperto a carico di tre donne rom, arrestate a Bastia Umbra dopo settimane di indagini della polizia, la tattica era sempre la stessa: usare anche i bambini per completare il furto.

La refurtiva veniva nascosta nei passeggini, con una tecnica che le indagate avrebbero riproposto in almeno 8 occasioni, tra il 2017 e il 2018.

Le tre finite in manette hanno 21, 30 e 37 anni. Tutte di etnia rom, tutte residenti nella città della provincia di Perugia.

Una di loro, già ai domiciliari, avrebbe addirittura approfittato delle ore di libertà concesse dal Tribunale di Sorveglianza per la cura dei figli: in quel lasso di tempo, invece, sarebbe andata a rubare. Del caso si è occupato il commissariato di Assisi.

Secondo quanto riporta La Nazione, tutto sarebbe scaturito dalla denuncia del titolare di un grosso supermercato della zona, stufo di subire furti a ripetizione.

Stessa banda, stesso modus operandi: dalle telecamere è stato possibile ricostruire la dinamica-tipo degli assalti. Le donne si sarebbero avvalse anche della complicità di alcuni bambini, scoperti anch’essi a fare razzia di prodotti di vario genere.

Minacce e intimidazioni ai dipendenti

Ma non basta: si sarebbe generato anche un clima di paura nel denunciante e nei dipendenti.

Secondo le loro testimonianze, sarebbero stati vittime di minacce e intimidazioni, anche piuttosto gravi. Tutti episodi ‘collaterali’, secondo la loro versione, non denunciati per il terrore di ritorsioni.

Conclusi gli accertamenti, il gip Natalia Giubilei ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari in cui si legge: “La pluralità degli episodi, l’utilizzo spregiudicato di bambini, le minacce e le reazioni violente contro i dipendenti conferma la pericolosità dei soggetti coinvolti“.

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