Bambino di 3 mesi torturato e affogato: genitori arrestati per la sua morte

Padre e madre di 27 e 22 anni in stato di arresto con l'accusa di aver ucciso il figlio, al culmine di una sequenza indicibile di maltrattamenti. L'esame autoptico condotto sul minore ha evidenziato lesioni pregresse che hanno lasciato sgomenti anche i medici legali chiamati a svolgere la perizia.

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    Bambino di 3 mesi torturato e affogato: genitori arrestati per la sua morte

    Un bambino di 3 mesi torturato sino allo sfinimento e infine affogato, i genitori arrestati con l’accusa di averlo ucciso. Questo il quadro drammatico di una vicenda che ha scosso l’intera opinione pubblica inglese e ha sconcertato persino gli esperti incaricati dell’autopsia sul corpo del minore.

    Picchiato a morte e affogato: il caso di Gloucester

    Alistair Walker, 27 anni, e la sua compagna Hannah Henry, 22enne, sono stati condannati rispettivamente a 10 e 4 anni di carcere. L’uomo con l’accusa di omicidio colposo, la donna di omissione di soccorso e favoreggiamento.

    Il processo li vedeva imputati della morte del loro bambino di appena 3 mesi, che secondo l’impianto accusatorio (confortato dalle risultanze dell’autopsia) avrebbe subito una escalation di inenarrabile violenza.

    Il piccolo Ah’Kiell Walker, morto per le violenze reiterate dai genitori in quell’appartamento di Gloucester, nel Sud Ovest della Gran Bretagna, è stato trovato in condizioni disperate dai soccorritori.

    Nudo, bagnato e in uno stato di tale ipotermia da rendere impossibile misurarne la temperatura corporea.

    Una Tac avrebbe poi evidenziato danni importanti a carico del cervello, con versamento ematico e lesioni da scuotimento.

    Il bambino è morto dopo ore di interminabile agonia. L’esame autoptico ha permesso di stabilire con certezza che in precedenza aveva subito anche fratture multiple alle costole e a una spalla.

    La posizione della madre del bambino

    Alla giuria, chiamata ad esprimersi sul caso nell’aula di tribunale a Bristol, è stato sottoposto anche tutto il materiale repertato dagli inquirenti, relativo alle ricerche condotte online dalla coppia.

    Il 27enne avrebbe chiaramente cercato sul web informazioni sulla soglia di dolore dei bambini, e su come causare ferite mortali. Un quadro di torture allucinante, culminate nell’aggressione finale che ha provocato il decesso del bambino.

    A chiamare un’ambulanza è stata la madre, che aveva riferito sintomi allarmanti ai paramedici: tossiva sangue e respirava a fatica, quando ormai la sua condanna a morte per quella agghiacciante follia era compiuta.

    La condanna della 22enne è inferiore a quella del suo compagno, perché in sede processuale avrebbe dimostrato lo stato di sottomissione e totale asservimento psicologico indotto dalle continue minacce dell’uomo.

    Le ipotesi di negligenza e omissione di soccorso contestati alla donna sono stati suffragati dalla presenza di alcune chat WhatsApp in cui, parlando con la nonna del bambino, esprimeva la presenza di comportamenti violenti sul figlio da parte del partner.