Bambina violentata, uccisa e mutilata: orrore in Kashmir

La piccola apparteneva alla comunità nomade Bakarwal, una minoranza islamica che da sempre viene presa di mira dalla maggioranza induista nazionalista. Il delitto potrebbe essere legato a queste tensioni

Pubblicato da Redazione Venerdì 13 aprile 2018

Bambina violentata, uccisa e mutilata: orrore in Kashmir

Una bambina di otto anni è stata rapita, stuprata e uccisa. Sul suo corpicino terribili tracce di violenza: bastonate, segni di strangolamento e mutilazioni. Il corpo di Asifa, questo il nome della piccola vittima, è infine stato bruciato. Asifa Bano aveva otto anni quando è stata rapita a Kathua, una città indiana del Kashmir, ai piedi dell’Himalaya. L’autopsia ha rivelato anche che la bambina è stata drogata prima di essere sottoposta alle violenze.

Nonostante in India ormai da molto tempo stia montando un grande movimento d’opinione contro la piaga degli stupri, il caso di Asifa ha lasciato insensibile parte della popolazione: Asifa apparteneva ad una famiglia nomade della minoranza musulmana e questo ha probabilmente pesato nel modo in cui parte dell’opinione pubblica ha accolto la notizia della sua morte. Una manifestazione pubblica organizzata dal un gruppo induista radicale che appoggia il partito di governo Bjp ha chiesto il rilascio dei sospettati per l’omicidio. Fra gli otto fermati ci sono anche quattro poliziotti. Gli avvocati degli imputati sono arrivati al punto di tentare di impedire alla polizia di presentare il suo rapporto in tribunale e alcuni politici si sono schierati dalla parte degli imputati.

La polizia sostiene che quello di Asifa potrebbe essere un omicidio pianificato per finalità politiche: non è la prima volta che gli indù molestano le ragazzine islamiche della minoranza nomade Bakarwal per indurre le loro famiglie a lasciare quelle terre. Violare una ragazza islamica significa marchiarla d’infamia impedendole di contrarre matrimonio. Gli islamici rappresentano il 13% della popolazione indiana e le tensioni con gli indù hanno radici antiche. Il clima di tensione è peggiorato dopo la salita al potere del partito nazionalista Bjp.

Nel resto del paese sta però montando un grande movimento d’opinione contro chi si è schierato dalla parte degli assassini: sui social sono diventati virali gli hashtag #Kathua e #justiceforAsifa. Anche parte del mondo politico non è rimasto insensibile e ha indetto nuove manifestazioni contro la violenza sulle donne: Rahul Gandhi, capo del Partito del Congresso, il principale partito di opposizione, ha preso parte ad una marcia notturna al lume di candela e la capo della Commissione per le Donne di Delhi, Swati Maliwal, ha iniziato uno sciopero della fame.