Arezzo, maltrattamenti sugli anziani nella casa di riposo: sei indagati

La casa di riposo di Castel San Niccolò sarebbe stata una vera e propria prigione, un inferno in cui alcuni anziani avrebbero subito ogni sorta di violenza, da quella verbale a quella fisica. Le indagini erano scattate 6 mesi fa, dopo la segnalazione di un operatore sanitario della struttura.

Pubblicato da Giovanna Tedde Giovedì 19 aprile 2018

Arezzo, maltrattamenti sugli anziani nella casa di riposo: sei indagati

Sono sei i dipendenti della casa di riposo di Castel San Niccolò (Arezzo) indagati per maltrattamenti sugli anziani. Altrettante le misure interdittive dell’esercizio della professione sanitaria disposte a loro carico. Le indagini erano partite 6 mesi fa, su input di un operatore che, stanco di assistere a quella mole di violenze, aveva deciso di esporre il problema alle forze dell’ordine.

Casa di riposo-lager: sei le persone indagate

Quella casa di riposo, per alcuni degli ospiti, si era trasformata in un vero e proprio lager. Una prigione apparentemente sicura, in cui si sarebbero consumati numerosi episodi di violenza nella totale impossibilità di difesa.
Le famiglie spendevano parecchi soldi per sostenere la permanenza dei loro congiunti nella struttura di Castel San Niccolò, su cui il fuoco investigativo si era acceso sei mesi fa.
Le indagini erano scattate su segnalazione di un collega dei sei indagati per quelle violenze. Stanco dei soprusi a cui avrebbe assistito varie volte, ha deciso di rivolgersi ai militari e la soffiata avrebbe poi trovato riscontro nelle immagini cristallizzate dalle telecamere nascoste.
Schiaffi, strattoni, parolacce, insulti e persino minacce contro gli ospiti inermi. Condotte reiterate e di cui aveva avuto una timida intuizione la famiglia di un anziano, insospettita dai lividi sul suo corpo.
Per i sei operatori il pm, Marco Dioni, aveva chiesto gli arresti domiciliari. Il gip del tribunale di Arezzo, Giampiero Borraccia, ha disposto la misura interdittiva del divieto dell’esercizio della professione sanitaria. Ci sarebbe anche un settimo nome nel registro notizie di reato.

La rabbia del parente di una vittima

Non tarda a farsi sentire la reazione di alcuni familiari delle vittime, in un misto di indignazione e sgomento. Una donna avrebbe riconosciuto sua zia attraverso il video diffuso dai carabinieri, e allo sconcerto è subentrato un profondo senso di rabbia.
Ai microfoni del Corriere di Arezzo ha descritto la sensazione provata davanti a quel filmato dell’orrore: “Ho riconosciuto mia zia dalla voce quando fa ‘Ohi ohi’ e dalla foto del papa nella camera. Era una maestra, una vera istituzione. Ora ci riconosce a malapena (…). I miei figli, appena hanno visto quelle immagini, sono corsi alla struttura arrabbiatissimi. La giustizia faccia il suo corso”, chiede la nipote dell’anziana ospite.