Alzheimer: le dimensioni del cervello contano?

La progressione del morbo di alzheimer sembrerebbero correlate alla dimensione del cervello. Le prime evidenze emergono da una ricerca della Boston University School of Medicine.

alzheimer donna

La fisiognomica era una disciplina pseudoscientifica che pretendeva di carpire i caratteri psicologici e morali di una persona dall’aspetto e dalle dimensioni della sua testa. Una teoria che gli scienziati hanno abbandonato da decenni, ma che ora sembrano voler riprendere per capire se esiste una correlazione tra le dimensioni del cervello e la progressione del morbo di alzheimer. Se l’ipotesi dovesse rivelarsi valida, potrebbe “aprire la strada a nuovi trattamenti personalizzati contro questa malattia” .

Sono parole della dottoressa Lindsay Farrer della Boston University School of Medicine, che insieme ai suoi collaboratori ha effettuato uno studio preliminare per iniziare a indagare riguardo alla veridicità della tesi. Ai fini della ricerca, gli scienziati americani hanno analizzato forma e dimensioni del cranio di quasi trecento malati di alzheimer. Effettivamente la progressione della patologia sembrerebbe meno celere nei pazienti con una testa più grande, che tenderebbero a sviluppare un minor grado di atrofia cerebrale.

 
Secondo Robert Perneczky, cooautore dello studio, una spiegazione plausibile potrebbe essere che “una testa più grande, e quindi un cervello più grande, contenga più cellule nervose e più connessioni tra le singole cellule” e quindi ne devono morire di più “prima che venga oltrepassata la soglia del danno neurologico, con i conseguenti disturbi cognitivi e gli altri sintomi della demenza”. Ma questa è solo un’ipotesi: per avere qualche certezza dobbiamo attendere l’esito delle prossime ricerche.

Parole di Lucrezio.Bove

Lucrezio.Bove è stata collaboratore di Pourfemme dal 2010 al 2016, occupandosi principalmente di salute, alimentazione, benessere.