Accusato ingiustamente della morte del figlio, muore dopo la condanna del vero killer

14 anni di sospetti intorno alla sua posizione, ma l'uomo si era sempre detto assolutamente estraneo alla terribile morte del figlio 19enne. L'epilogo dopo un calvario durato oltre un decennio.

Pubblicato da Giovanna Tedde Martedì 9 ottobre 2018

Accusato ingiustamente della morte del figlio, muore dopo la condanna del vero killer
Foto: Pixabay

Per 14 anni ha dovuto indossare i panni del ‘padre assassino’, presunto mostro dietro la morte del figlio. Un papà ingiustamente accusato del delitto non ha potuto salutare l’alba di una ritrovata speranza: è morto tre giorni dopo la condanna del vero killer, reo confesso.

Accusato di aver ucciso il figlio

Accusato di aver ucciso il figlio, ma non era lui l’assassino. Nessuno, fino alla confessione del vero killer, ha mai creduto alla sua innocenza e per 14 anni ha dovuto fare i conti con il sospetto del mondo.

Il caso di Robert Stacey fa discutere, e accende inevitabilmente i riflettori su quanto sia facile, talvolta, cadere in un errore giudiziario e non riuscire a porvi rimedio.

Dopo oltre un decennio, la verità lo ha scagionato dalla terribile accusa, ma non ha potuto vivere appieno il sogno di una libertà totale, anzitutto dalla diffidenza degli altri.

L’uomo, infatti, è deceduto appena tre giorni dopo la sentenza che ha condannata il reale responsabile del delitto.

Scott Pritchard è morto a 19 anni, nel 2004, al culmine di una brutale aggressione con una mazza da baseball. Le gravissime lesioni non gli hanno dato scampo, così come la cornice criminale dipinta intorno alla figura del padre non ha permesso a quest’ultimo di far capire a tutti che era innocente.

Accusato dell’efferato omicidio, è stato arrestato e ha trascorso in carcere alcune settimane. Poche, è vero, ma quanto basta per renderlo l’assassino sfuggito alla giustizia davanti agli occhi dell’opinione pubblica.

A permettergli di uscire di prigione è stata l’assenza di prove utili a inchiodarlo definitivamente al perimetro del genitore omicida.

La confessione del vero assassino

Al suo ritorno a casa, dopo l’ingiusta carcerazione, è seguito uno stillicidio di sospetti rilanciati con froza anche dalla stampa inglese.

Ma il colpo di scena, sebbene tardivo, è arrivato: il vero asssassino, Karen Tunmore, ha confessato le sue colpe. Si tratta di una donna, che ha fornito un movente di natura economica al gesto: avrebbe ucciso il 19enne per un debito insoluto di 200 sterline.

Per anni avrebbe omesso la verità, nonostante un innocente fosse dietro le sbarre al suo posto e la sua immagine fosse stata marchiata in modo indelebile.

La condanna è arrivata, 14 anni dopo la morte del ragazzo: 17 anni di reclusione. Tre giorni più tardi, la morte del papà della vittima, per un attacco cardiaco. Robert Stacey lo aveva sempre detto: non era lui il regista dietro la tragica fine del figlio, ma il suo era rientrato comunque nello spettro di casi di genitori che uccidono, senza un perché.