A quanti anni si può dare lo smartphone ai nostri figli?

Qual è l'età giusta per mettere tra le mani dei nostri figli uno smartphone o un tablet? E in che modo possiamo educarli a un giusto utilizzo?

bambino tablet

Foto Pixabay | snsforyou

Settimana scorsa, una bambina di appena dieci anni è morta a Palermo per una sfida estrema su TikTok, come pochi anni fa era stato per il pericoloso movimento Blue Whale. Quando un evento simile scuote una comunità, viene da chiedersi che cosa possiamo fare per evitare che non accadano altre tragedie. Come possiamo tenere i nostri figli al sicuro, quando non sappiamo nemmeno cosa c’è nei loro smartphone? Possiamo d’altra parte tenerli al riparo privandoli di un mezzo ormai essenziale di comunicazione – e forse anche espressione – per la loro generazione? Alla luce dei dubbi che attanagliano molti genitori, ecco alcune considerazioni da fare, per decidere a che età dare lo smartphone ai propri figli.

Fino ai 3 anni

Gli studiosi ritengono che fino ai 2 o 3 anni sia da evitare l’utilizzo di smartphone e tablet, dal momento che spesso diventa una comoda via d’uscita per i genitori per intrattenere il figlio, mentre sbrigano altre faccende, un po’ come se il tablet fosse una baby sitter. Ma una baby sitter non è: stare davanti al tablet per più di due ore, quando si è così piccoli, può portare al rischio di isolamento. Sebbene il tablet favorisca alcuni processi di memorizzazione anche nel bambino più piccolo, come sbloccare lo schermo o inserire la password, non consente al piccolo di fare esperienze tattili o sensoriali, diventando dunque completamente passivo.

Fino alle scuole elementari

Ai bambini più grandi si può concedere, di tanto in tanto, l’utilizzo del tablet, avendo cura di verificare che i giochi siano adatti all’età e di monitorare il tempo che i bambini trascorrono con il tablet. Secondo alcuni studiosi statunitensi, per i bambini tra i 2 e i 5 anni, sarebbe bene non superare un’ora al giorno con tablet, smartphone o tv, sempre scegliendo programmi e giochi di alta qualità e interagendo con lui/lei costantemente.

Dai 6 anni: tablet o smartphone?

Quando nostro figli compie 6-7 anni, è preferibile il tablet allo smartphone, selezionando applicazioni e giochi educativi. Anche in questo caso è bene monitorare il tempo: una regola potrebbe essere quella di non superare i 20 minuti al giorno e soprattutto mai in solitudine. Infatti, anche per i bambini più grandicelli, bisogna evitare di creare una dipendenza che li porti a isolarsi, con ripercussioni poi sui livelli di attenzione e concentrazione, nonché sulla regolazione del sonno.

Dalle scuole medie in poi

Con l’ingresso alle scuole medie, l’approccio cambia: a 11 o 12 anni il bambino non è più un individuo “passivo”, ma è in grado di cogliere il disappunto dei genitori, se passa troppo ore al telefonino. Qui i genitori hanno un ruolo fondamentale e dovrebbero cercare di trasmettere ai propri figli un ordine di priorità, incoraggiandoli a stare di più con gli amici, invece passare le ore con lo smartphone. Quando iniziano a muoversi da soli, magari nel tragitto casa-scuola, il telefonino può essere un bel regalo, anche pensando alla sua sicurezza e alla nostra serenità di genitori.

Un consiglio importante!

Un suggerimento importante, affinché i bambini non si imbattano in siti non adeguati alla loro età, è impostare tutti i blocchi di controllo sullo smartphone per evitare abbiano accesso a internet nella sua interezza. Questo non vuol dire che i device debbano essere demonizzati, ma occorre investire tempo ed energie in una sana educazione al loro utilizzo!

Parole di Linda Pedraglio

Mi chiamo Linda Pedraglio. Sono nata e cresciuta in un piccolo paese vicino al lago di Como, ma, fra studio e lavoro, ho avuto modo di vivere città diverse: l’Erasmus a Helsinki, gli anni dell’università a Milano, il corso di giornalismo a Firenze. Sogno una piccola casa sul lago, piena di libri, che sono il mio affaccio sul mondo, e un orto di pomodori e peperoncini. Attualmente, collaboro con Alanews nella produzione di contenuti per il network Deva Connection, dove mi occupo di donne, salute e benessere, con qualche incursione nel percorso di emancipazione femminile.