22enne violentata a Milano con la droga dello stupro: ecco cosa sappiamo finora

Una ragazza di 22 anni è stata prima drogata con la benzodiazepina in un locale di Milano e poi stuprata in un'abitazione di Vimercate. Gli inquirenti sono riusciti ad arrestare i tre complici che adesso dovranno affrontare l'accusa di violenza sessuale aggravata. Le telecamere del bar hanno ripreso i complici mentre versavano nel drink della ragazza una dose di sedativo oltre 4 volte il limite massimo. La ragazza ha trovato la forza di denunciare tutto ai carabinieri: 'Ricordo in maniera ovattata che dicevo “Basta”, ripetuto più volte'

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    22enne violentata a Milano con la droga dello stupro: ecco cosa sappiamo finora

    Tre italiani sono stati arrestati per violenza sessuale nei confronti di una ragazza di soli 22 anni che era stata invitata a uscire da un componente del gruppo e che poi è stata narcotizzata con la benzodiazepina, conosciuta anche come “droga dello stupro”. L’episodio è avvenuto nell’aprile 2017 e il 18 gennaio è stata comunicata l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri.

    Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, i tre complici, prima hanno drogato le bevande della giovane con dosi elevate di tranquillanti (rilevati valori quattro volte superiori al limite massimo), trascinandola in uno stato di semi-incoscienza e amnesia. Poi l’hanno convinta a salire in macchina con la scusa del karaoke e l’hanno portata in un’abitazione nel Vimercatese per abusare di lei ripetutamente e senza pietà.

    22enne stuprata a Milano: la ricostruzione della vittima

    Durante la denuncia presentata il giorno dopo la giovane, ancora sotto choc, riesce a ricordare alcuni –seppur confusi- dettagli della serata precedente. Tutto inizia con un messaggio su Whatsapp ricevuto da un amico, poi l’invito a bere qualcosa. La ragazza accetta, ma lui si presenta con altri due amici- i due complici- e tutti e quattro decidono di dirigersi verso un pub sito in zona Porta Romana. Arrivano al pub intorno alle 23.50 come certificato dalle telecamere di videosorveglianza. “Siamo entrati e dopo esserci accomodati sui divanetti abbiamo iniziato a bere- racconta la vittima-personalmente ricordo di aver bevuto un aperitivo e due sambuche”.

    Quello che non sa è che quelle bevande erano state precedentemente corrette con la benzodiazepina, conosciuta anche come “la droga dello stupro”, un tranquillante che produce un effetto sedativo. La telecamera del bar inquadra i tre complici mentre armeggiano con un flacone tirato fuori da una tasca. La dose versata nei drink è altissima, oltre 4 volte il limite massimo.

    Violentata con 'droga stupro', 3 arresti a Milano
    Il fermo immagine tratto dal video diffuso dai Carabinieri mostra come la benzodiazepina, la cosiddetta droga dello stupro, viene versata nel drink della ragazza all’interno di un locale di Milano / Ansa

    La vittima, drogata e sotto choc: “Ricordo solo che dicevo basta”

    L’obiettivo dei tre è chiaro: stordire la loro vittima, e fare in modo che non si ricordi nulla di quello, che di lì a poco, accadrà. La terribile violenza era infatti già stata progettata e il locale era stato scelto come il luogo in cui sarebbe avvenuto. A testimonianza della premeditazione, le telecamere all’esterno del bar hanno ripreso la scena mentre i quattro entravano in macchina, per dirigersi verso un’abitazione di Vimercate, dove si è consumata la violenza.

    “Giunti in quella casa – continua la ragazza – non sono sicura nemmeno di aver bevuto altro, ricordo solo che dal momento in cui vi sono entrata ho un vuoto totale di memoria”.

    Solo un flash: “Ricordo in maniera ovattata che dicevo “Basta”, ripetuto più volte”.

    I messaggi falsi dell’amico la mattina dopo: “Smetti con la cocaina”

    Poi il risveglio, la mattina dopo, confuso, ovattato, la sensazione di qualcosa di sbagliato l’attanaglia, mentre realizza di essere svestita e con gli slip al contrario: “Senza capirne il motivo, ho iniziato a piangere e tremare” ha confessato ai carabinieri.

    Ma la sadica violenza dei tre complici, continua anche la mattina dopo, mentre davanti ai ricordi confusi della vittima, cominciano a raccontare di come la sera prima avesse assunto cocaina e alcolici in grande quantità tanto da “averli fatti preoccupare”. La messinscena continua per tutto il giorno, con l’amico che le invia messaggi, scrivendole che è solo grazie a loro che si è salvata. Messaggi il cui unico scopo era quello di screditarla e sviare l’attenzione dalla violenza subita, come ha confermato la giovane alle forze dell’ordine: “ In questi messaggi lui scrive in pratica che io sono una tossica che utilizza cocaina e che devo smetterla con quella roba”.

    22enne stuprata e la forza di denunciare tutto: “Perché l’hanno fatto?”

    Ma la sensazione che sia successo qualcosa di ben diverso, unito a un forte bruciore alle parti intime, convincono la giovane a recarsi in ospedale, dove alla clinica Mangiagalli riscontrano prima i segni di violenza sessuale, e poi, dalle analisi del sangue, la presenza del sedativo.

    Una sola cosa la ragazza non riesce a spiegarsi. Perché? Uno dei tre stupratori lo conosceva, frequentavano gli stessi amici, eppure, ha confessato sotto choc ai carabinieri “non riesco a capacitarmi del fatto che mi abbia potuto fare quello che ritengo che lui e i suoi due amici mi hanno fatto”.

    I primi due arresti grazie alle intercettazioni telefoniche

    Grazie alle intercettazioni ambientali, i carabinieri della Compagnia Monforte, sono riusciti ad arrestare due dei tre presunti complici. È il 6 dicembre scorso quando il 28enne e il 21enne commentano assieme l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giovanna Campanile che li ha portati a San Vittore qualche settimana prima: “Lacerazioni? – si stupisce il primo – Come fanno a esserci lacerazioni con i preservativi! Ma stiamo scherzando!”.

    E ancora: «Cioè tutto questo per una sco… eh!” mentre il complice aggiunge “Per una sco… del c…!”. Frasi choc, seguite da commenti altrettanto irripetibili sulla loro vittima.

    I carabinieri indagano sul terzo complice

    Dopo il fermo dei due uomini, le indagini dei carabinieri si concentrano sul terzo complice, un 47enne di San Donato Milanese, la cui presenza, quella sera, è stata comprovata dalle telecamere di sicurezza del pub e dalle analisi dei tabulati telefonici.

    Ma non è tutto: l’appartamento dove si è consumata la violenza risulta intestato proprio al terzo complice. Per incastrarlo mancano però le prove biologiche: non ci sono tracce del suo Dna sugli indumenti della giovane, pertanto non c’è la certezza che lui abbia partecipato allo stupro.

    Fermato anche il terzo complice: “Io non ho fatto niente, lo giuro su tutto”

    Ad inchiodare il 47enne però ci sono le conversazioni tra i due complici reclusi nella stessa cella.“Anche lui l’ha “salutata” no? Quindi ci dovrebbe essere il suo Dna! Comunque lui l’ha baciata. Gli ha dato un bacio..” Parole che per gli inquirenti, lasciano chiaramente intendere “senza ombra di dubbio che anche lui aveva avuto un rapporto sessuale con la vittima”.

    Il 47enne di San Donato Milanese, al telefono con la compagna , il giorno del fermo degli altri due, aveva più volte ripetuto la sua innocenza: “Io non ho fatto assolutamente niente, te lo giuro su Dio, te lo giuro sul bambino, lo giuro su tutto” ribadisce nell’intercettazione telefonica, riportate dal Corriere della Sera. Parole che, secondo i carabinieri, non corrispondono a verità, convalidando così anche per il terzo uomo l’arresto per violenza sessuale.

    22enne stuprata a Milano, la pm: “Difficilmente dimenticherò questa vicenda”

    I tre uomini, ora in carcere, dovranno rispondere delle stesse accuse, violenza sessuale aggravata dall’aver utilizzato sostanze narcotiche, anche se i primi due arrestati rischiano una condanna più pesante in quanto recidivi.

    L’inchiesta è stata coordinata dalla procuratrice aggiunta Letizia Mannella e dal pm Gianluca Prisco. “Difficilmente dimenticherò questa vicenda. Il nostro impegno è costante per i delitti ai danni delle donne – ha aggiunto la magistrata – Particolare attenzione è data alle situazioni in cui le donne vengono aggredite in strada, come fossero selvaggina“.