18enne lasciato morire da madre, sorella e nonna in condizioni disumane. La confessione della nonna: ‘Era un’idiota e stupido’

La storia di violenza senza precedenti ha avuto come protagonista un ragazzo indifeso, secondo l'accusa preda di una follia condivisa dalle tre donne della sua famiglia. Il 18enne è stato ritrovato in condizioni disumane, con un peso ai limiti della sopravvivenza e in uno scenario di orrori paragonabile a quelli compiuti nell'Olocausto.

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    Lasciato morire da madre, sorella e nonna a 18 anni: condizioni paragonabili a quelle di un campo di sterminio. Continuano a emergere particolari agghiaccianti sulla vicenda che ha scosso l’intero paese: la nonna del ragazzo avrebbe infatti detto ai poliziotti: ‘Era un’idiota e uno stupido’ riferendosi al ragazzo.

    La nonna, che continua a sostenere davanti ai giudici di aver accudito il nipote prestandogli le migliori cure. La donna ha anche aggiunto che era proprio la volontà del nipote quella di non alzarsi, dicendo: “Con il senno di poi, ho pensato che fosse stupido, un’idiota: era testardo, non avrebbe permesso a nessuno di entrare da quella porta”.

    Jordan Burling, morto in condizioni orribili

    Jordan Burling è la vittima di 18 anni il cui nome riecheggia come un tuono nel processo per omicidio colposo a carico di tre donne: Dawn Cranston, 45 anni, Abigail Burling, 25 anni e Denise Cranston, 70 anni.

    Rispettivamente sono madre, sorella e nonna del ragazzo morto dopo una vita di atrocità che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state messe in atto scientemente dalle imputate.

    Il giovane, deceduto perché lasciato ‘marcire’ su un materasso gonfiabile in casa, al momento della morte pesava 37 kg, impotente a ogni tipo di difesa e sottoposto a condizioni simili a quelle di un deportato nei campi di concentramento.

    Ad aggravare la posizione delle tre, in sede processuale, è lo stato di vulnerabilità della vittima, incapace di badare a se stessa.

    Il 18enne è morto il 30 giugno 2016, e sulle sue parenti grava anche l’accusa di negligenza. Per diverse settimane, precedenti il decesso, le donne avrebbero completamente ignorato le necessità del ragazzo, preda di terribili piaghe da decubito e di una esposizione delle ossa in alcuni punti del corpo, tanto da avere diffuse infezioni.

    Un’altra agghiacciante scoperta sul caso Burling

    Gli inquirenti, in sede di perquisizione domiciliare in quell’appartamento-lager di Leeds, West Yorkshire, hanno fatto un’altra macabra scoperta nella stanza in cui il 18enne ha trovato la morte: all’interno di uno zaino, la polizia ha rinvenuto i resti di un neonato.

    Jordan Burling indossava un pannolino sporco e un pigiama lurido, in uno stato di malnutrizione tale da aver sconvolto anche gli esperti chiamati a eseguire l’autopsia sul corpo.

    Secondo quanto emerso dagli accertamenti autoptici, nessuna patologia avrebbe causato la morte del giovane, ascrivibile, dunque, esclusivamente alla condotta criminale contestata alla madre, alla sorella e alla nonna.

    Una vita normale, poi la fine

    In aula, la giuria è stata informata delle condizioni pregresse di Jordan Burling. Si è ricostruito il suo percorso di vita, che sino ai 16 anni è trascorsa senza alcuna apparente criticità. Un ragazzo come tanti, normale e senza problemi.

    Quell’età, però, sarebbe stata lo spartiacque decisivo tra il ragazzo spensierato di un tempo e la vittima sacrificale costretta alla morte. La madre, infatti, a 17 anni gli avrebbe impedito di terminare gli studi, allontanandolo repentinamente dal tessuto amicale e scolastico, per sempre.

    La posizione del padre di Jordan Burling

    Il padre della vittima, Steven Burling, con il quale aveva contatti sempre più limitati, aveva inviato diversi messaggi alla sua ex moglie per avere informazioni sulle condizioni di suo figlio.

    Secondo i giudici, l’uomo sarebbe stato all’oscuro del vero tenore di quanto si consumava tra quelle diaboliche mura.

    Il neonato ritrovato nello zaino in quella casa sarebbe figlio della coppia, nato regolarmente dopo una gravidanza di 9 mesi e mai portato in ospedale.