Worldstar Verona, la pagina Instagram che spopola tra i giovani: risse e botte online

L’ultima moda tra gli adolescenti riguarda i gruppi social Worldstar: non solo in Italia ma anche in Germania e Usa stanno proliferando le pagine online che pubblicano e condividono violenze. Risse, botte, insulti e atti vandalici che vedono come protagonisti i giovanissimi. E’ il cyberbashing, la condivisione di contenuti violenti che in pochi minuti fa “like” e commenti.

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    Worldstar Verona, la pagina Instagram che spopola tra i giovani: risse e botte online

    Che ormai sul web e in special modo nei social giri anche tanta violenza purtroppo è cosa nota: ogni giorno vengono segnalate e chiuse pagine offensive, che incitano all’odio, al bullismo. L’ultima che ha destato scalpore è Worldstar Verona, la pagina Instagram che pubblica risse e botte tra giovani. L’ultima frontiera del bullismo è il cyberbashing, ossia la condivisione online di contenuti violenti volti a ridicolizzare e a “bullizzare”.

    Cyberbullismo: allarme gruppi social

    Pourfemme si è occupata più volte della deriva social di gruppi creati con il solo scopo di diffondere e deridere, di inneggiare un qualsiasi tipo di violenza, da quella verbale a quella fisica. Online le ultime “mode” parlano di gruppi Facebook dove diffondono foto eroticizzate di ragazze, un vero e proprio stupro virtuale, di famosi gruppi di Pastorizia Never Dies dove si fa black humor su vicende di cronaca nera, bullismo e che ogni giorno vengono segnalate.

    L’ultima è quella apparsa su Instagram, Worldstar Verona, con video shock di risse tra adolescenti, violenza, razzismo e istigazione allʼodio. Insomma se da una parte la scuola e le istituzioni stanno combattendo il bullismo, Internet ne fa invece una cassa di risonanza. I video hanno come protagonisti adolescenti che si picchiano, ragazze che si tirano i capelli, mentre alcuni riprendono per poi mettere online. Intorno non gente che interviene, ma che incita e si diverte.

    Non è un fenomeno solo italiano, nonostante si chiami ‘Verona’ perché molti dei video sono girati nella città veneta. E’ una moda giovanile che ha spopolato in vari paesi, dalla Germania agli Stati Uniti. Stessi video, stessa violenza. Le risse sono riprese ovunque: nelle piazze, nelle stazioni, fuori dalle scuole. In pratica viene mandato online il video della violenza, dopo di che viene fatto girare in rete per essere commentato. Allarmante è in questo senso la condivisione e l’apprezzamento: in pochi minuti questi filmati raggiungono migliaia di like e di commenti. Qualcuno che si indigna? No, niente affatto; è gente che commenta divertita e chiede quando viene messe il prossimo video.

    Violenza, sexting e istigazione all’odio

    School fight...#wshh #repost #streetfighter #hoodclips #verona #worldstar

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    Ciò che circola sui canali Worldstar è raccapricciante: dagli atti vandalici, all’istigazione all’odio, razzismo e sexting. Vengono postate infatti non solo risse, ma anche video di giovani che sfasciano bidoni della spazzatura, che deridono altri coetanei più deboli. Il “diverso” poi è qualcosa da annientare: ecco che prende piede razzismo e bullismo, in un mondo popolato da adolescenti, difronte a tutto divertiti, esaltati.

    Questi account, almeno in Italia, sono stati segnalati alla polizia postale, chiusi varie volte, per poi essere riaperti con altri nomi, ma stessi contenuti. Questa nuova frontiera prende il nome di cyberbashing un tipo di cyberbullismo che si verifica quando, mentre la vittima viene colpita e aggredita, gli spettatori intorno filmano con il telefono e divulgano il video, che poi viene inondato di “like” e di commenti.

    Generalmente difronte agli attacchi, i membri di questi gruppi rispondono sempre allo stesso modo: è goliardia, black humor, satira. La stessa giustificazione che ha dato Raffaele Sollecito, attaccato per la sua partecipazione a gruppi Facebook come Pastorizia Never Dies. In alcuni commenti, il ragazzo faceva ironia sulla morte di Meredith Kercher e quello che sconcertava era la reazione degli internauti. Non una condanna, ma addirittura i più idolatravano il ragazzo coinvolto nell’omicidio di Perugia.

    La violenza in rete: molti giovani la giustificano

    Nell’ultimo Safer Day Internet di febbraio scorso, in concomitanza con la Giornata contro il bullismo, i dati erano preoccupanti. Un ragazzo su sei è vittima di bullismo e più di uno su dieci individua in Internet il contesto in cui avvengono queste violenze con maggiore frequenza. Dunque il problema è non solo reale, ma c’è anche consapevolezza da parte degli stessi adolescenti. Eppure questi gruppi social continuano a propagarsi, vengono segnalati e rimossi, ma subito poco dopo riaperti. Secondo una ricerca condotta da Skuola.net, l’11% di ragazze e ragazzi dichiara di approvare insulti in rete in nome di una “libertà d’espressione” e ben il 68% dei ragazzi considera non grave pubblicare immagini, senza autorizzazione, che ritraggono la vittima.

    La lotta che deve unire le istituzioni, la famiglia e la scuola è necessaria, ma bisogna anche agire a livello culturale sui giovani di oggi, su quelli per i quali tutto questo è assolutamente normale.