Voghera, infermiera nega a due ragazze la pillola del giorno dopo

Voghera, infermiera nega a due ragazze la pillola del giorno dopo
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    Voghera, infermiera nega a due ragazze la pillola del giorno dopo. E’ successo al pronto soccorso dell’ospedale di Voghera, Pavia, dove un’infermiera ha negato la pillola anticoncezionale a due ventenni. “L’ho fatto per motivi di coscienza, non religiosi” ha dichiarato l’operatrice sanitaria, i cui principi etici sono talmente solidi da averle evidentemente offuscato la memoria sulla normativa vigente. Perché al di la delle considerazioni personali, la somministrazione di questo anticoncezionale d’emergenza non solo è consentita, ma garantita dalla legge italiana.

    Spinta dalla paura di essere rimasta incinta in seguito a un rapporto sessuale non protetto, una ventenne raggiunge il pronto soccorso locale, in quel di Voghera (Pavia), per correre ai ripari prima che sia troppo tardi. Chiede la pillola del giorno dopo all’infermiera di turno che anziché indirizzarla al medico la trattiene “somministrandole” una lunga ramanzina. A distanza di breve tempo la storia si ripete, la pillola viene negata a un’altra ragazza dalla stessa operatrice.

    “Non le ho assolutamente minacciate, ma solo cercato di convincerle a rinunciare e a salvare così vite umane. L’ho fatto per motivi di coscienza, non religiosi” afferma l’infermiera, ora sottoposta ad inchiesta, ignara evidentemente delle conseguenze di un tale gesto. Le due ragazze hanno sottoposto il caso alla dirigenza sanitaria che ha disapprovato all’unanimità il suo comportamento.

    “È inconcepibile, quell’infermiera si è comportata in modo scorretto, andrebbe sospesa”, ha commentato Silvio Viale, ginecologo del Sant’Anna di Torino, da anni impegnato in battaglie a favore della pillola del giorno dopo e della pillola abortiva. E non la pensano diversamente il caposala e i colleghi dell’ospedale di Voghera.

    “La clausola di coscienza” non esiste sulla contraccezione, con queste parole Silvio Viale, ginecologo in prima linea nelle battaglie a favore delle pillole anticoncezionali, ha commentato le giustificazioni dell’infermiera sotto inchiesta. Perché in Italia, al momento, nessuno può impedire a un paziente l’assunzione di una pillola del giorno dopo, tantomeno un obiettore di coscienza. Senza contare che non si tratta di una pillola abortiva come nel caso della RU486, ma di un metodo anticoncezionale a base di Levonogestrel che semplicemente inibisce o ritarda l’ovulazione, venduto nel resto d’Europa senza ricetta, come un qualsiasi farmaco da banco.

    Ma da noi anticoncezionali e aborto volontario sono ancora argomenti tabù dato il crescente numero di obiettori di coscienza in Italia. Basti pensare che secondo il Comitato europeo per i diritti sociali, il fenomeno raggiunge il 70% di media e in alcune regioni e singoli ospedali addirittura il 90%. Se si trattasse solo di un’opinione nulla da ridire, ma sempre più obiettori si rifiutano di fornire assistenza medica anche nei casi a rischio, violando di fatto il diritto alla salute e l’accesso a cure terapeutiche garantito dalla Costituzione italiana. L’Europa difatti ha bocciato l’Italia sulla questione aborto volontario. L’ultimo agghiacciante caso risale a qualche mese fa, quando una donna è stata costretta ad abortire da sola in bagno nell’Ospedale Pertini di Roma.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AbortoContraccezioneCronaca Ultimo aggiornamento: Lunedì 06/10/2014 13:51
     
     
     
     
     
     
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