Violenza sulle donne, solo 1 donna su 3 denuncerebbe alle Forze dell’Ordine

I risultati del sondaggio di Pourfemme.it e Ddiritto

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    Violenza sulle donne, solo 1 donna su 3 denuncerebbe alle Forze dell’Ordine

    La buona notizia è che l’84,2% delle donne sono oramai consapevoli che la violenza sulle donne nasca da una dipendenza psicologica. Le cattive notizie che, però, emergono dal sondaggio realizzato da Pourfemme.it, in collaborazione con l’associazione Ddiritto, sono molte. Forse troppe.

    Cosa si intende per violenza di genere

    La prima e più preoccupante, perché dimostra quanto sia diffusa la violenza di genere, è che l’80,5% è a conoscenza di casi di maltrattamenti nella propria cerchia di amici o conoscenti. E questo dato – ahimé – coincide con un altro dato altrettanto allarmante: la maggior parte delle donne, qualora fossero vittima di violenza si rivolgerebbe a un amico per chiedere aiuto, piuttosto che alle forze dell’ordine. Soltanto 1 donna su 3, infatti, denuncerebbe di essere vittima di abusi.

    Volenza di genere fra amici e conoscenti
    Cosa faresti in caso di maltrattamenti

    Questa tendenza, grave e pericolosa, nasce indubbiamente da un fallimento politico-istituzionale: se una certezza, infatti, emerge con chiarezza dal nostro sondaggio, realizzato in collaborazione con Ddiritto, è che le donne hanno scarsa consapevolezza delle tutele giuridico-legali di cui possono giovare in caso di denuncia.

    Le italiane hanno, di fatto, scarsa consapevolezza delle possibili soluzioni del problema, pur conoscendo bene il fenomeno. Il 31,8% delle donne, infatti, non sa ancora dell’esistenza di una legge sul femminicidio. E questa è sicuramente una colpa delle istituzioni (soprattutto quelle politiche) che, invece, dovrebbero far di tutto per far conoscere le possibilità di prevenzione e tutela da qualsiasi pericolo che lo Stato offre ai suoi cittadini. Altrimenti il compito dello Stato risulta tronco, parziale.

    Legge sul femminicidio

    «E’ la comunicazione istituzionale – spiega l’Avv. Francesca Passerini, Presidente dell’associazione Ddirtto che cura lo sportello virtuale su Pourfemme.itad essere assolutamente carente: se solo un terzo delle intervistate denuncerebbe è perché non si sentono sicure e non conoscono i loro diritti. E’, invece, necessario dare precisa informazione di quello che è un diritto: il diritto alla tutela e alla prevenzione. Non bisogna aspettare di avere delle vittime per intervenire, basta avere potenziali vittime per dover fare qualcosa».

    Del 68,2% di italiane che invece è a conoscenza dell’esistenza di una legge sul femminicidio, ben il 93,2% lo ha appreso da media (75,7) o associazioni di settore (17,5) e soltanto il 6,8% da informative istituzionali. E se questo dato lo si rapporta alle svariate polemiche che hanno colpito il Ministero della Salute per le spese, talvolta molto elevate, sostenute a favore di campagne di sensibilizzazione (ad esempio quella sul fertility day), l’impressione è che verso la violenza sulle donne ci sia meno interesse politico rispetto ad altri argomenti. Non sarà forse perché la violenza di genere non è una tematica cara a nessuna lobby, come invece potrebbe essere la fertilità?

    Informative istituzionali femminicidio

    La scarsa conoscenza della legge sul femminicidio, dovuta soprattutto all’inefficace comunicazione istituzionale (è bene ricordarlo), oltre a portare le vittime a confidarsi con gli amici o i parenti piuttosto che denunciare alla forze dell’ordine, impedisce chi viene a conoscenza di tali delitti di avere gli strumenti per intervenire. Se, quindi, confrontiamo l’80,5% a conoscenza di casi di maltrattamenti nella propria cerchia di amici o conoscenti con il 31,8% che non sa ancora dell’esistenza di una legge sul femminicidio, capiamo come le vittime di violenza si trovino in un vicolo cieco. Ignare infatti delle tutele di cui potrebbero giovare, le vittime tendono a chiedere aiuto ad un’amica altrettanto inconsapevole della legge sul femminicidio e, quindi, impossibilitata a dare loro un aiuto reale.

    Una scarsa consapevolezze delle possibili soluzioni, come dicevamo prima, in forte contrapposizione con una elevata presa di coscienza della diffusione del fenomeno. Se da un lato, infatti, il 31,8% non sa ancora della legge, ben il 53,4% ritiene la violenza sulle donne la prima causa di morte (e in realtà è la malattia) e addirittura il 73% è convinto che nel 2016 siano morte più di 150 donne per violenza di genere (in realtà ne sono morte 117).

    Prima causa di morte donne
    Vittime di femminicidio

    Se è vero che il primo passo per risolvere un problema è rendersi conto di esso, allora vuol dire che – da quanto emerge dal nostro sondaggio – basta davvero poco. Basta, forse, solo un po’ di volontà politica in più!

    Guarda il video e scopri come chiedere aiuto