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Violenza sulle donne: rifiuta matrimonio combinato e la stuprano

Violenza sulle donne: rifiuta matrimonio combinato e la stuprano
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Violenza donne ragazza pakistana

    Un caso di cronaca sta sconvolgendo il bresciano, un caso di violenza sulle donne che gela letteralmente il sangue nelle vene. Una giovane di origine pakistana, di appena 19 anni, ha subito uno stupro (prolungato per giorni e “condito” con sevizie di vario genere) da un cugino per il solo fatto di aver detto no ad un matrimonio combinato. Tanto più ci sconvolge e ci disgusta questa vicenda, in quanto avvenuta in territorio italiano. Ma cominciamo dai fatti. Il tutto è accaduto a Salò, comune sul lago di Garda in cui la famiglia della ragazza abitava dal 2008. Come spesso accade soprattutto alle donne pakistane (basterà ricordare il caso terribile di Hina, trucidata senza pietà dagli uomini di casa per essersi fidanzata con un italiano), anche la protagonista di questa storia era stata promessa in moglie ad un cugino residente nel Paese asiatico, un cugino che lei non conosceva.

    Un uomo che non aveva scelto, che non poteva certo amare, un uomo che aveva deciso di rifiutare. Ma il biglietto aereo di sola andata per il Pakistan era pronto, e la parola data non poteva certo essere disattesa, così come gli accordi matrimoniali non si possono sciogliere così, solo perché pareva a lei. E così, quella ragazza testarda e ribelle, quella ragazza che sognava un matrimonio d’amore, andava punita in modo esemplare. Rinchiusa in una stanza, la giovane deve subire la più infame delle violenze, e la deve subire in modo umiliante. Non ha voluto il cugino lontano?

    Dovrà vedersela con quello più vicino. Brutalizzata più volte, la 19enne è anche stata sottoposta a sevizie e violenze sia fisiche che psicologiche da parte del padre-padrone.

    La sua salvezza è arrivata da un’amica, l’angelo salvatore che ha permesso ai carabinieri di comando di Salò di porre finalmente fine alle torture. La giovane è stata liberata dai suoi aguzzini il 26 settembre, ha denunciato quanto subito, raccontando per filo e per segno tutte le sevizie a cui è stata sottoposta, quindi portata in una struttura in cui ha potuto trovare ricovero e protezione.

    Prima di questo, però, non paghi del male perpetrato alla loro stessa congiunta, i parenti della 19enne hanno ben visto di minacciarla di morte con un coltello qualora avesse fatto scattare la denuncia. Ma la ragazza, per cui era ancora pronto il biglietto aereo che l’avrebbe condotta in Pakistan il giorno dopo, non ha avuto remore di sorta, e seppur in lacrime ha denunciato i familiari, permettendo ai carabinieri di arrestare sia il padre che il cugino. Il Gip ha poi confermato il fermo per i due uomini.

    Una vicenda che vorremmo presto dimenticare, che vorremmo etichettare come il frutto marcio di una cultura deviata e crudele, ma che, lo sappiamo bene, è solo uno dei tanti aspetti che la violenza sulle donne può assumere, e che non appartengono ad un Paese, ad una religione, ad un gruppo etnico. Declinato in tutti i modi possibili, questo è un fenomeno che non conosce fine dacché esiste il mondo, ed esistono gli uomini e le donne. Quello che cambia sono le leggi, e la nostra consapevolezza. Soprattutto, la nostra militanza “contro”, a partire dall’educazione che impartiamo ai nostri figli.

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