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Violenza sulle donne: per lo stupro di gruppo non esiste più l’obbligo di custodia cautelare in carcere

Violenza sulle donne: per lo stupro di gruppo non esiste più l’obbligo di custodia cautelare in carcere
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    Niente più carcere obbligatorio per chi commette uno stupro di gruppo. L’inattesa decisione arriva dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione, che ha in questo modo interpretato una sentenza della Corte Costituzionale del 2010. Si parla di un caso di violenza di gruppo su una minorenne dove è stato accolto il ricorso di R.L. e di L.B.: i due erano in custodia in carcere come da sentenza del tribunale di Roma del 5 agosto 2011. Ovviamente la decisione ha fatto nascere aspre polemiche e sono moltissime le associazioni che si sono mobilitate per esprimere il loro dissenso.

    I giudici però hanno ribaltato la situazione, spiegando che che «l’unica interpretazione compatibile con i principi fissati dalla sentenza 265 del 2010 della Corte Costituzionale è quella che estende la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia in carcere anche agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato previsto all’art. 609 octies c.p.».

    Secondo la Corte Costituzionale, ma anche secondo la Corte di Strasburgo, la custodia cautelare è prevista solo per gli indagati di criminalità organizzata e di reati di mafia.

    “E’ aberrante applicare misure alternative al carcere per lo stupro di gruppo. La Cassazione ha lanciato una bomba ad orologeria pronta ad esplodere e a depotenziare tale grave reato.

    Una donna che vede negato il carcere per i suoi carnefici subisce una seconda violenza” ha detto Alessandra Mussolini del Pdl.

    “Una sentenza impossibile da condividere, contro le donne, che manda un messaggio sbagliato – ha commentato anche Mara Carfagna, deputata Pdl ed ex ministro per le Pari Opportunità – Le aggravanti per i reati di violenza sessuale furono introdotte proprio per evitare lo scempio della condanna senza un giorno di carcere per chi commette un reato grave come questo”.

    Ma anche Barbara Pollastrini del Pd definisce la sentenza “lacerante” e secondo la deputata del Pd Donata Lenzi la sentenza “sarà un’ulteriore spinta al silenzio per le donne che subiscono violenza”.

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