Violenza sulle donne, la commissione d’inchiesta serve davvero contro il femminicidio?

da , il

    Violenza sulle donne, la commissione d’inchiesta serve davvero contro il femminicidio?

    È stata istituita, dopo il favorevole parere del Senato, la Commissione d’inchiesta monocamerale contro il femminicidio e contro ogni forma di violenza di genere. La Commissione durerà un anno e, alla scadenza, dovrà presentare la relazione conclusiva dell’indagine, anche in merito alla effettiva applicazione della convenzione di Istanbul del 2011, primo provvedimento internazionale per la lotta e la prevenzione del fenomeno, da cui la Legge 119/13 ha preso le mosse.

    Sarà costituita da 20 senatori e senatrici nominati dal Presidente del Senato, in proporzione ai componenti dei gruppi parlamentari e con garanzia di equilibrio della rappresentanza di genere.

    I componenti saranno vincolati all’obbligo del segreto, sia in merito agli atti che ai procedimenti, e si riuniranno in sedute pubbliche, anche se potranno richiedere che alcune siano segrete.

    L’organismo si propone, inoltre, di analizzare gli episodi di femminicidio in Italia verificatisi dal 2011 ad oggi, per verificare se siano riscontrabili condizioni e/o comportamenti ricorrenti, al fine di mirare l’azione di prevenzione, l’operato dell’intervento dei soggetti chiamati a svolgere attività di prevenzione e assistenza alle vittime e l’effettiva destinazione dei fondi stanziati, anche al fine di proporre soluzioni di carattere legislativo.

    L’iniziativa evidenzia l’interesse dello Stato alla realizzazione della Costituzione nella parte in cui riconosce e garantisce i diritti inviolabili e tutela l’uguaglianza.

    Come ogni commissione d’inchiesta, potrà esercitare i poteri tipici dell’Autorità Giudiziaria nella ricerca di elementi utili alla definizione del fenomeno, alla ricerca delle relative cause ed all’individuazione, possibilmente, di soluzioni.

    Noi di Ddirititto ci domandiamo, tuttavia, se un simile organo possa avere effettivamente utilità per arginare un fenomeno come questo che, diversamente da quelli tipicamente oggetto di commissioni parlamentari (mafia e forme varie di criminalità organizzata), non è solo storico e criminale, ma intimamente connesso a dinamiche psichiche legate ai legami affettivi.

    La neo istituita commissione si propone di analizzare il fenomeno compiuto, ossia i casi di violenza consumata. Ddiritto ritiene invece che le istituzioni, con lo Stato in prima linea, dovrebbero concentrarsi sulla prevenzione del fenomeno, la cui manifestazione è varia ma allo stesso tempo ripetitiva, mediante il finanziamento di strumenti utili a tal fine, quali la formazione delle figure (personale sanitario ad ogni livello, forze dell’ordine e professionisti di vario genere) che per prime si avvicinano alle potenziali vittime, ai carnefici stessi, ovvero a chi anche involontariamente sia testimone del sorgere della violenza.