Natale 2016

Violenza sulle donne: 14enne pakistana sfida i Talebani e loro le sparano

Violenza sulle donne: 14enne pakistana sfida i Talebani e loro le sparano
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Malala violenza sulle donne

    Ci sono casi di violenza sulle donne che possono diventare funzionali alla lotta per i diritti al femminile. Non vi paia cinica questa affermazione, ma state a sentire la storia che vi racconteremo, e capirete. Ci troviamo in Pakistan, uno dei Paesi più poveri dell’Asia, sovrappopolato, e soprattutto crudo terreno di lotta tra etnie religiose. In Pakistan i Talebani hanno un grande potere, o meglio, se lo prendono con la forza, lo impongono a popolazioni stremate dalla miseria e bisognose di punti fermi e di qualcuno che gli dica che se stanno così male è colpa di qualcun altro. Immaginate una bambina musulmana che va a scuola, come del resto tutti i bambini del mondo, che ha 11 anni, tutta la vita davanti e una sola, grande speranza: il riscatto attraverso la cultura.

    Ne intuisce il valore, capisce che c’è qualcosa di più prezioso e importante della semplice routine quotidiana e delle difficoltà materiali che essa comporta. Qualcosa che ha a che fare con i sogni, con la realizzazione personale, con la Conoscenza (rigorosamente con la C maiuscola). Immaginatela, questa undicenne seria e intelligente, che va a scuola perché vuole studiare, e attraverso lo studio, essere libera. E immaginate ombre scure che si addensano attorno a lei, che sono in agguato pronte a rubarle quell’unica opportunità per sperare in un futuro migliore, proprio come un lupo cattivo che si nasconda nel bosco, in attesa di ghermire l’ignara Cappuccetto Rosso.

    Qui, però, non siamo in una fiaba dei fratelli Grimm, è tutto vero. La nostra piccola eroina (perché tale è) si chiama Malala Yousufzai. Ricordate il suo nome. Ebbene, ad un certo punto la vita di Malala viene sconvolta da un evento devastante: la presa di potere dei Talebani nella regione dello Swat, in cui vive anche la sua famiglia. Da quel momento, tutto diventa incredibilmente difficile per le donne e per le bambine come Malala e gli episodi di violenza si moltiplicano. I Talebani decidono di vietare l’istruzione femminile, così, le scuole, anche quella in cui studia la nostra protagonista, devono chiudere i battenti. Certo, cosa c’è di meglio che tenere le donne nell’ignoranza, segregate in casa, coperte dalla testa i piedi, schiavizzate?

    Ma Malala, che è una bambina, non ci sta. Non accetta passivamente e decide di denunciare la condizione femminile nel suo Paese con l’unico strumento a sua disposizione: la parola. Scritta. Crea un blog in lingua urdu e diventa corrispondente della BBC, viene letta in tutto il mondo e tutto il mondo, attraverso i suoi post scritti in modo semplice e con tutta la forza della nuda verità, sa cosa accade in quella parte del mondo a chi abbia la sfortuna di nascere “femmina”. L’esercito pakistano, nel 2009, riesce a riprendere il controllo della regione cacciando i Talebani e permettendo la riapertura delle scuole, ma tutti sanno che la guerra è tutt’altro che vinta. Malala scrive per anni, denuncia, e sa si essere nel mirino dei Talebani, i suoi nemici. Essi temono la sua limpida voce.

    Sembra una storia di quelle dei romanzi per ragazzi, o dei fumetti, dove abbiamo un mondo oscuro e tenebroso, in mano a un manipolo di cattivi, e l’eroe è un giovane o un bambino che da solo deve portare luce nella nebbia.

    Peccato che qui, come anticipato, sia tutto vero. Malala ha ormai 14 anni, ha vinto premi prestigiosi, ma ciò che teme si verifica puntualmente. Un giorno di scuola, mentre si trova con le sue amiche sullo scuolabus, un uomo barbuto ferma il mezzo, chiama la ragazza per nome, e una volta assicuratosi di aver trovato il bersaglio giusto, le spara. Così, semplicemente. Spara ad una innocente ragazzina di 14 anni che voleva solo andare a scuola. Malala, colpita alla testa, viene immediatamente portata d’urgenza in un ospedale di Peshawar, le sue condizioni sono gravi ma pare che non rischi la vita.

    E’ accaduto in questi giorni di ottobre, proprio mentre si celebra la Prima Giornata delle Bambine e delle Ragazze voluta dall’ONU. Da quando è Malala è stata colpita qualcosa, nell’aria è cambiato. “Dateci delle penne oppure i terroristi metteranno in mano alla mia generazione le armi”, aveva dichiarato coraggiosamente Malala in tv all’indomani della sconfitta dei Talebani. La sua penna le è costata cara ma il mondo, e soprattutto il Pakistan, si è mobilitato per lei. Si indignano le autorità del Paese, protestano le donne pakistane, le bambine, ma anche gli uomini, colpiti dal fatto che si possa arrivare a considerare un bersaglio da eliminare una inerme bambina di 14 anni. Si sollevano le proteste e una rete invisibile di affetto protegge il lettino d’ospedale in cui è ricoverata Malala. Al grido di “siamo tutte Malala”, sono previste manifestazioni in tutte le scuole, anche in Italia. Amiche di PF, oggi anche noi ci chiamiamo Malala, e speriamo di esserne degne.

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