“Violenza al Burro”, una triste storia di abusi sul set: analisi e riflessioni

“Violenza al Burro”, una triste storia di abusi sul set: analisi e riflessioni
da in Film, Violenza sulle donne
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    In nome dell’arte tutto è lecito? La riflessione ci è sorta spontanea leggendo “Violenza al burro”, l’articolo di Marina Terragni pubblicato sul blog “iodonna” del Corriere della Sera il 18 settembre. Intendiamo riprenderlo per far luce sulla triste vicenda della protagonista femminile di “Ultimo Tango a Parigi”, lo scandaloso lungometraggio di Bernardo Bertolucci. Il suo nome come ben saprete è Maria Schneider, allora troppo giovane e ingenua per rendersi pienamente conto di ciò che stava accadendo sul set.

    Imbattendoci nell’articolo “Violenza al burro” ci è sembrato doveroso fare una riflessione su ciò che è accaduto a Maria Schneider sul set di “Ultimo Tango a Parigi”. Dalle rivelazioni dell’attrice e sulla base delle dichiarazioni dello stesso Bertolucci in merito alla scena pluricensurata del “burro”, si evince che Maria è stata “sodomizzata” a fini artistici. Le parole del regista sono rivelatrici: “ L’idea è venuta a me e a Brando mentre facevamo colazione… A un certo punto lui ha cominciato a spalmare il burro su una baguette, subito ci siamo dati un’occhiata complice (!)… Abbiamo deciso di non dire niente a Maria… E in qualche modo è stata ferita perché non le avevo detto che ci sarebbe stata la scena di sodomia e questa ferita è stata utile al film.”

    Sulla scia di Marina Terragni anche noi vogliamo ridar voce a Maria, scomparsa anni orsono, affinchè il maggior numero di persone possibile venga a conoscenza di quanto accadde dietro le quinte del discusso film “Ultimo Tango a Parigi”. Ecco le dichiarazioni da lei rilasciate nel 2007 a “La Repubblica”: “Mi hanno ingannato. Mi hanno quasi violentata. Quella scena non era prevista nella sceneggiatura. Io mi sono rifiutata, mi sono arrabbiata. Ma poi non ho potuto dire di no. Avrei dovuto chiamare il mio agente o il mio avvocato perché non si può obbligare un attore a fare qualcosa che non è nella sceneggiatura. Ma all’epoca ero troppo giovane, non lo sapevo. Così fui costretta a sottopormi a quella che ritengo essere stata una vera violenza sessuale.

    Le lacrime che si vedono nel film sono vere. Sono lacrime di umiliazione. Non ho ancora perdonato Bertolucci per il modo in cui mi ha trattata e anche quando l’ho incontrato a Tokyo 17 anni fa l’ho ignorato. Lo ricordo ancora bene sul set. Era grasso, sudato e ci ha manipolati, sia Marlon che me. Alcune mattine sul set era molto gentile e salutava, altri giorni non diceva niente, solo per vedere le nostre reazioni. Io ero troppo giovane e ingenua. E sfruttata. Per il film mi diedero solo 5 mila dollari“.
    Senza nulla togliere ad un film che tutte abbiamo visto e amato, per cui abbiamo provato sdegno misto ad un’incomprensibile eccitazione, viene spontaneo chiedesi: “Valeva la pena umiliare a tal punto la giovane interprete per rendere la scena più realistica?”

    In questo momento in cui la violenza sulle donne spopola nella cronaca di tutti i giorni, venire a conoscenza di questa verità ci ha paralizzate, inquietate e stordite. Ci resta l’amara consapevolezza di come la violenza ai danni delle donne sia purtroppo nella mente di (molti) uomini una cosa quasi naturale, insita nel DNA dell’essere ‘maschio’.

    Educate i vostri figli al rispetto per le donne e insegnate loro che l’amore è nei piccoli gesti e che niente può giustificare un atto di violenza, neanche la popolarità eterna.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN FilmViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Giovedì 26/09/2013 12:50
     
     
     
     
     
     
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