Natale 2016

Verona, maestra uccisa a coltellate dall’ex convivente

Verona, maestra uccisa a coltellate dall’ex convivente
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    Verona, maestra uccisa a coltellate dall’ex convivente

    Anche oggi siamo di nuovo a parlare di femminicidio. Purtroppo anche questa giornata è segnata dalla vergognosa violenza sulle donne, una piaga che negli ultimi giorni sembra non avere fine: solo ieri due donne uccise che vanno ad aggiungersi alle 58 massacrate da inizio 2016. Anche questa volta è l’ex a mietere la sua vittima. Si tratta di Alessandra Maffezzoli, maestra elementare di 46 anni, pugnalata mortalmente al petto e infine colpita con un vaso alla nuca nella sua abitazione a Pastrengo (Verona).

    Il mostro è un barista di 53 anni, il quale ha avuto con Alessandra una lunga relazione, interrotta un anno fa. Ieri sera si è presentato a casa della vittima e hanno avuto una discussione molta accesa. I vicini infatti hanno sentito le forti urla ed hanno avvertito i carabinieri. Purtroppo, quando questi sono arrivati c’era già il silenzio, ormai Alessandra non gridava più in cerca di aiuto, era già morta. La porta di casa era chiusa, il carabiniere si è arrampicato sul tetto ed è riuscito ad intravedere la mansarda: qui giaceva il corpo esanime della donna. L’arma è stata poi ritrovata successivamente dentro ad un armadio, con la lama spezzata, tanto deve essere stata la ferocia con la quale sono stati inferti i colpi.

    L’aggressore dopo l’omicidio era fuggito ed è stato rintracciato dai carabinieri, grazie ad una segnalazione di un portiere di hotel a Castelnuovo, che ha visto l’uomo intorno all’albergo con fare molto sospettoso. Sembra che abbia provato a suicidarsi nel lago vicino. E’ in caserma che Jean Luc Falchetto, questo il nome dell’assassino, ha confessato dicendo di “aver perso il lume della ragione per un attimo”. La triste e scioccante scoperta dell’omicidio è stata fatta dai 2 figli che Alessandra lascia, di 16 e 18 anni, nati dalla relazione precedente.

    Falchetto è ora chiuso nel carcere veronese di Montorio.

    drappo rosso femminicidio

    Intanto l’indignazione verso questo brutale fenomeno del femminicidio cresce. Come nei giorni scorsi era stato creato l’hashtag #saranonsarà, dopo il brutale assassinio di Sara di Pietrantonio, è partita una nuova campagna di sensibilizzazione a livello nazionale che invita ad esporre un drappo rosso in ricordo di quelle donne, troppe, uccise per mano di uomini violenti, soprattutto nelle ultime settimane. Telefono Rosa ha lanciato l’hashtag #quanteancora. Sì, la nostra rabbia, lo sdegno ci fa chiedere “quante ancora” ne devono morire di donne prima che venga attivata, dall’alto, una rete di politiche ed attività atte a contrastare questa piaga? E’ evidente come per il momento non si riesca ad arginare il triste fenomeno, nonostante i decreti del Governo,varati negli anni, per combatterlo.
    Purtroppo è innegabile, come sostiene la presidente della Camera Boldrini, da sempre molto sensibile al tema, che sia un fatto culturale, non solo penale. Il femminicido è un problema sociale e come tale va contrastato con politiche idonee, vanno impiegate risorse ed è importante unirsi tutti al grido di “basta violenza sulle donne”.

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