Venezuela e la riforma di Stato di Maduro, le opposizioni: “È golpe”

Continuano gli scontri a Caracas e in tutto il Paese, inaspriti dall'annuncio di una riforma della Costituzione da parte del presidente Maduro. Le opposizioni gridano al golpe, sullo sfondo il fortissimo rischio di guerra civile.

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    Venezuela e la riforma di Stato di Maduro, le opposizioni: “È golpe”

    AP/LaPresse

    Continuano gli scontri in tutto il Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro ha annunciato una riforma di Stato, ma le opposizioni gridano al golpe. Una situazione ormai difficile da tenere sotto controllo, con le principali piazze del Paese scenario di durissimi scontri e manifestazioni antichaviste. L’erede di Hugo Chavez continua a mantenersi sulla sua posizione istituzionale, nonostante il popolo avverta la necessità storica di un nuovo governo. E mentre le opposizioni parlano della riforma costituzionale come una “frode” per impedire nuove elezioni, Maduro controbatte definendo i movimenti contro il suo governo “fascisti”, con l’effetto di rendere insanabile la frattura tra il capo dello Stato e il suo popolo. Il presidente si ostina a negarlo, ma la guerra civile sembra essere l’orizzonte più vicino alla crisi in Venezuela.

    Il presidente Nicolas Maduro: “Riformiamo lo Stato”

    Gli occhi del mondo sono puntati su cosa sta succedendo in Venezuela: le manifestazioni e i gravissimi scontri tra civili e forze di polizia stanno diventando sempre più frequenti e il presidente Maduro non potrà rinviare all’infinito l’eventualità di nuove elezioni. Ma non sembra voler cedere alle pressioni delle forze di opposizione che chiedono un nuovo governo, forti di una crisi economica e sociale che il popolo non riesce più a tollerare. “Riformiamo lo Stato“, ha dichiarato Nicolas Maduro, scatenando la furia della sua controparte politica e dei manifestanti. Caracas e le più importanti piazze del Paese sono messe a ferro e fuoco, il tentativo di repressione governativa riceve continue critiche ma Maduro non si ferma. Ha dichiarato l’imminente convocazione di una nuova Assemblea costituente “per ottenere la pace che serve alla Repubblica e per sconfiggere il golpe fascista”, in un primo maggio di guerriglia urbana estesa a tutta la nazione.

    Non è ancora chiaro se la costituzione sarà realmente oggetto di riforme o se verrà interamente riscritto il testo, in vigore dal 1999. Nella dichiarazione di Nicolas Maduro, l’assemblea sarebbe costituita dal popolo e non dai partiti, in rispetto dell’attuale articolo 347 della costituzione che prevede anche la partecipazione di cittadini e lavoratori.

    La risposta delle opposizioni al governo Maduro

    La risposta delle opposizioni al governo Maduro non si è fatta attendere. Il capo di Stato ha descritto la riforma come una necessità impellente di cambiare “l’Assemblea Nazionale marcia”: è con queste parole che si è rivolto al Parlamento, controllato dall’opposizione.

    E il leader anti-Maduro, Henry Ramos Allup, ha risposto: “Il colpo di Stato continua, quello che Maduro ha ideato non è costituzionale. Perchè non avere elezioni da tempo necessarie?”.

    Agli occhi delle opposizioni, dunque, Maduro vorrebbe utilizzare l’Assemblea costituente per spodestare l’unica roccaforte di democrazia rimasta in mano al popolo, quel Parlamento che vorrebbe controllare attraverso l’introduzione di persone fedeli al suo mandato.

    Certo è che l’annuncio è giunto a un mese dall’inasprimento delle proteste contro il suo governo, con la morte di almeno 30 persone, centinaia di feriti e oltre 1000 arresti in tutto il Venezuela. Le richieste avanzate dalle opposizioni a Maduro sono: nuove elezioni, immediato rilascio dei prigionieri politici e riconoscimento del potere nelle mani del Parlamento. Altra emergenza è quella sul fronte umanitario, con la richiesta di aiuto alla popolazione, vessata da anni di crisi economica che ha generato persino la carenza di beni di prima necessità.