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Vaccini obbligatori per i bambini degli asili nido e delle materne: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri

Vaccini obbligatori per i bambini degli asili nido e delle materne: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri

Con il nuovo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri scatta l’obbligo di 12 vaccini dal nido alle materne. Chi non è in regola non potrà essere iscritto all’anno scolastico 2017-2018 e incorrerà in sanzioni pecuniarie fino ad arrivare alla segnalazione presso il Tribunale dei Minori. 800mila ragazzi ancora senza l’anti morbillo.

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    Vaccini obbligatori per i bambini degli asili nido e delle materne: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri

    I vaccini sono obbligatori ai nidi e alle scuole d’infanzia comunali e convenzionate: lo ha deciso il Consiglio dei Ministri che con questa ordinanza ha riconosciuto che la tutela della salute in età prescolare prevale sulle responsabilità genitoriali.
    Con il decreto approvato venerdì, che ha fissato l’obbligatorietà per i bambini da 0 a 6 anni, c’è da far fronte adesso al numero esorbitante di studenti che dovranno essere messi in regola: più o meno 800mila i ragazzi dai nidi alle medie che devono sottoporsi all’anti morbillo.

    Questa la cifra dei giovani che ad oggi devono sottoporsi all’anti morbillo alle materne, elementari, medie e superiori. La situazione più complicata è quella delle elementari, dove i bambini da vaccinare sarebbero quasi 290mila.

    Tutti dovranno essere in regola per essere iscritti all’anno scolastico 2017-2018. Le scuole che registreranno irregolarità al momento dell’iscrizione dovranno segnalare i genitori alla Asl. Da qui si inviterà la famiglia a un colloquio, si cercherà di convincerla, e in caso di rifiuto a vaccinare il figlio scatterà una sanzione da 500 a 7.500 euro. Poi potrebbe anche partire una segnalazione per il Tribunale dei Minori.
    Il nuovo decreto ha fissato l’obbligatorietà soltanto per i bambini da 0 a 6 anni, quindi quelli che frequentano asili nido e scuole materne. Per i successivi dieci anni ossia i cinque di elementari, tre di medie e i primi due anni delle superiori, la mancata vaccinazione farà scattare una sanzione pecuniaria nei confronti dei genitori.

    Il decreto ha anche portato da 4 a 12 i vaccini obbligatori. A quelli contro difterite, tetano, poliomelite ed epatite B si aggiungono le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia (la trivalente Mpr), pertosse ed Heamophilus B (oggi fornite insieme alle quattro obbligatorie in una esavalente), e i vaccini contro il meningococco B e C, responsabili della meningite.


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    Adesso il problema riguarda la tempistica. Le Asl, che in genere hanno difficoltà a garantire le vaccinazioni nei tempi giusti, saranno prese d’assalto per far fronte ad un numero enorme di richieste.
    “Sarà opportuno che le Asl inizino da subito ad allertare le scuole riguardo al nuovo sistema. Ci vuole tempo e impegno per far cambiare idea a chi non ha vaccinato. La legge è buona ma da sola non ha risolto il problema del calo delle coperture, ora anche i nostri servizi devono farla viaggiare” avverte Enrico Di Rosa, segretario della Siti, società scientifica degli igienisti.

    Il rischio comunque che in vari uffici e strutture pubbliche si crei il caos esiste. Probabilmente ci vorrà molto tempo perché il nuovo sistema vada davvero a regime.

    La delibera del Comune di Trieste risale al 28 novembre scorso e prevedeva, per la formazione delle graduatorie dell’anno scolastico 2017/18, che i bambini fossero sottoposti a vaccinazione antidifterica, antitetanica, antipoliomietica e antiepatite virale B. Le due hanno fatto ricorso al Tar del Friuli Venezia Giulia. Questo ha rigettato l’istanza e i genitori si erano quindi appellate all’organo supremo della Giustizia amministrativa.

    L’obbligo di vaccinarsi per iscriversi a scuola era decaduto nel 1999, dopo che per oltre trent’anni, e cioè dal 1967, era stato invece richiesto. Molte regioni italiane si sono organizzate autonomamente: l’Emilia Romagna e la Toscana per esempio sono state le prime ad introdurre l’obbligo di vaccino. Successivamente, la Lombardia e a gennaio scorso il Comune di Milano.

    A gennaio scorso la lista civica Beppe Sala Sindaco avanzò la proposta di introdurre nelle scuole di Milano l’obbligatorietà dei vaccini, per contrastare la diminuzione della copertura vaccinale che si sta registrando in questi ultimi anni. La proposta della lista civica milanese prende spunto da quella approvata due mesi prima dalla giunta regionale dell’Emilia Romagna. L’istanza è stata firmata anche da molti altri partiti, tra cui il Partito Democratico, ed è stata depositata in Consiglio comunale a Milano.
    Elisabetta Strada, Enrico Marcora e Marco Fumagalli della lista civica “Beppe Sala sindaco” hanno inoltre sottolineato il fatto che la diminuzione della copertura vaccinale può avere gravissime conseguenze per la popolazione, soprattutto quella più fragile e debole che per motivi di salute non può vaccinarsi.

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    La vicesindaca con delega all’Educazione Anna Scavuzzo aveva infatti dichiarato: “Le vaccinazioni permettono maggior protezione per chi le fa e per chi vive intorno. Qualsiasi forma di promozione dei percorsi di vaccinazione va sostenuta, spiegata e incoraggiata. I rischi sono per tutti e come tali vanno affrontati: la proposta è indubbiamente forte, ma allo stesso tempo fa capire la necessità di porre la corretta attenzione al tema. Valuteremo la percorribilità della richiesta”.

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