Untore di Roma condannato a 24 anni: continuano i racconti shock delle vittime

Non si ferma la scia di testimonianze sui fatti legati al caso di Valentino Talluto, il cosiddetto 'untore di Roma', che con la sua condotta avrebbe contagiato con il virus dell'Hiv 32 ragazze. Molte altre potrebbero essere le vittime di cui non si è a conoscenza, ma il racconto di chi ha deciso di parlare è sconvolgente.

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    Untore di Roma condannato a 24 anni: continuano i racconti shock delle vittime

    Condannato a 24 anni Valentino Talluto, l’untore di Roma, che aveva contagiato con l’Hiv decine di donne, senza averle mai informate della sua condizione di salute. Erano ragazze per lo più conosciute in chat a partire dal 2006 e alle quali chiedeva rapporti sessuali non protetti. Sapeva di essere sieropositivo ed era questo il suo piano diabolico: infettare altre donne, costringendole spesso a rapporti non protetti.

    L’untore di Hiv: obbligava le partners a rapporti non protetti

    Per Valentino Talluto la procura aveva chiesto l’ergastolo con 2 anni di isolamento diurno. Ma caduta l’accusa di epidemia dolosa, è stato condannato a 24 anni di carcere per aver contagiato 32 donne e perfino un bimbo, nato nel maggio del 2012, figlio di una straniera con cui l’indagato aveva avuto rapporti.

    L’imputato ha seguito l’udienza in silenzio. In aula erano presenti anche alcune vittime, ed è proprio attraverso il loro racconto che emerge, sempre più vasto, il disegno criminale dell’untore.

    Il ragazzo, tristemente noto come “untore di Aids” era finito in carcere nel dicembre 2015 dopo la denuncia di una delle vittime che aveva saputo di aver contratto l’Hiv. Sono risaliti ad altre donne grazie all’attivazione di un numero verde della polizia giudiziaria di Roma.

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    Resta alto il timore che i contagi e le persone realmente infettate siano molte di più, ma che per tutelare la loro privacy non abbiano sporto denuncia.

    Valentino Talluto: infettato e untore a sua volta

    Quando il caso venne alla ribalta, a fine 2015, suscitò molto clamore e sulla personalità dell’uomo nacquero molti interrogativi, che ancora necessitano risposte. Risposte che non ha mai dato, se non quella che si è sempre dichiarato innocente, nonostante sia ormai noto che trovasse sempre mille scuse per non usare il preservativo.

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    Talluto è originario di Caltanissetta, ma vive a Roma sin da quando era piccolo, quando si trasferì con la mamma e i nonni materni. La madre morì che era ancora bambino, aveva solo 5 anni e il padre non sapeva chi fosse. A 20 anni venne contagiato da una donna ed un anno più tardi avrebbe contagiato lui la prima vittima.

    Moltissime le donne entrate in contatto con lui, e ancora il vero movente è sconosciuto. Solo lo stesso rituale: conosce una donna, nasce una storia, la fa innamorare e la convince ad avere rapporti sessuali non protetti. Nel caso fosse nata una storia duratura, la metteva in guardia dell’avvenuto contagio.

    Durante gli interrogatori del passato Talluto, pur dicendosi “dispiaciuto” per quanto accaduto, si è sempre difeso sostenendo di non essere consapevole dei danni che avrebbe potuto causare per la sua sieropositività. Altre volte invece ha semplicemente detto “ho sbagliato, ero giovane e incosciente”, ma non basta per tutto il male che ha causato. Adesso attendiamo, come tutte le “sue” donne, che la giustizia faccia il suo corso.

    Il racconto shock delle vittime di Talluto

    Tra gli atroci contorni del caso Talluto compare anche la drammatica testimonianza di una donna che ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali con l’untore durante la gravidanza.

    Dal suo racconto emerge il portato di vastità e profondità del dramma vissuto, e di come il suo bambino sia caduto nel vortice dell’HIV a causa di Talluto: “Ho avuto rapporti con Valentino quando ero incinta. Quando è nato, mio figlio non riusciva a stare con la testa dritta. Non camminava. Adesso ha cinque anni e ha ancora le manine chiuse”. Al bimbo è stata riscontrata anche un’encefalopatia, che i medici ritengono riconducibile al virus dell’HIV da lui contratto.

    L’untore di Roma diceva di essere allergico al preservativo

    Lo sostiene con forza una donna, che trova il coraggio per raccontare con la sua voce quanto le è accaduto dopo aver incontrato l’untore di Roma: “Pensavo che se vuoi bene a una persona non le fai del male. Non utilizzavamo il preservativo perché lui diceva che era allergico e che non sentiva a dovere”.

    “La prima reazione delle persone è scappare. Quando incontro un ragazzo oggi mi presento per quel che sono. Quando comunico di essere sieropositiva, c’è una reazione di terrore e il novanta percento delle volte se ne va. La gente ti vede solo come una persona che ha un virus che può esplodere da un momento all’altro”, racconta un’altra, consapevole della diffidenza intorno al suo stato di sieropositività.

    E una delle tante ex ragazze di Talluto afferma di essere stata persino scaricata da un uomo per strada, dopo averlo informato di essere sieropositiva: “Sono uscita con un ragazzo, quando gli ho detto che avevo l’Hiv ha aperto lo sportello della macchina e mi ha fatto scendere. Mi sono ritrovata da sola in strada alle due di notte”.