Udine, bambino non vaccinato: niente pallanuoto

Il bambino di otto anni non potrà frequentare il corso di pallanuoto nella piscina di Cividale del Friuli. In particolare per la mancanza dell’antitetanica, obbligatoria per gli sportivi. Il dirigente medico ha preso la decisione non in base alla legge attuale sulla vaccinazione, ma ha applicato una norma del 1963.

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    Udine, bambino non vaccinato: niente pallanuoto

    Di nuovo torna a far discutere il tema della vaccinazione. A Cividale del Friuli, Udine, un bambino di otto anni è stato escluso dalla pallanuoto, l’attività sportiva agonistica che aveva scelto, perché non è vaccinato. La decisione però non è inserita nel dibattito attuale, ma è stata presa in riferimento ad una vecchia legge del 1963 che obbliga alla vaccinazione chiunque faccia attività sportiva agonistica. In particolare il bambino avrebbe dovuto sottoporsi all’antitetanica.

    Bambino escluso dall’attività sportiva: non ha fatto l’antitetanica

    E’ applicando questa norma che il dirigente medico della medicina dello sport dell’Azienda 4, ha rifiutato l’iscrizione del bambino al corso di pallanuoto nella cittadina udinese.

    Il bambino di otto anni non è stato sottoposto alle vaccinazioni per scelta dei genitori e sull’antitetanica purtroppo non si può transigere: è una profilassi obbligatoria per chiunque è a rischio di contrarre l’infezione, dal lavoratore agricolo all’operaio metalmeccanico a chi pratica sport. Il medico ha tenuto in considerazione sia il fattore deontologico, per evitare rischi sia al ragazzo in questione che agli altri. Il secondo fattore riguarda la corretta applicazione di una legge nazionale. Quella citata è la numero 292 del 5 marzo 1963.

    Come spiegato dal dirigente medico, non è un discorso di contagio, ma che tiene conto della pericolosità dell’infezione da tetano. In alcuni casi può essere anche mortale. “Quello del tetano è l’unico tra i vaccini per il quale non esiste immunità di gregge” conclude. E’ così che il bambino non farà parte della squadra friulana Julii Nuoto, in quanto non in possesso del certificato di idoneità.

    Il ricorso dei genitori

    Difronte al pianto del bambino che si è visto negare la possibilità di frequentare il corso di pallanuoto, i genitori ‘No Vax’ hanno deciso di fare ricorso. La famiglia avrà trenta giorni di tempo per farlo e presentare istanza dinanzi alla Commissione regionale costituita dalla direzione centrale salute e protezione sociale di Trieste. Nel mentre il bambino potrà frequentare la piscina, ma non potrà allenarsi. Dalla loro parte di è schierata la responsabile della piscina di Cividale del Friuli, sorpresa che sia la prima volta a succedere: “I ragazzini sono sempre stati tesserati con un semplice certificato che attestava la loro idoneità. Che io sappia le vaccinazioni non sono mai state prese in considerazione”.

    Chiara e netta invece la posizione del dirigente sportivo che ha preso la decisione che spiega: “Sono un pubblico ufficiale. Cos’altro potevo fare? C’è una legge che parla chiaro. Lo avevo visitato, dal punto di vista clinico non presentava nessuna anomalia. Quando poi ho chiesto al padre del piccolo di presentare il tesserino delle vaccinazioni fatte mi ha informato che è contrario e che per questo non l’ha vaccinato. Bene, gli ho risposto, non posso dare l’idoneità”.

    Anche il vicepresidente Società Italiana di medicina Sportiva, è convinto della scelta. “C’è una legge e va rispettata. Bene ha fatto il medico di Udine” ha affermato condividendo la decisione del friulano.