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Uccise il marito violentatore, Zeinab rischia la condanna a morte

Uccise il marito violentatore, Zeinab rischia la condanna a morte

La sposa bambina fu violentata e picchiata, ma ora rischia l'impiccagione. Mobilitazione di Amnesty International per salvarla

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    Uccise il marito violentatore, Zeinab rischia la condanna a morte

    Nonostante appena due giorni fa si sia celebrata la Giornata dei Diritti delle Bambine, continuano le agghiaccianti e vergognose storie che riguardano le violenze e le spose bambine. L’ultima storia la denuncia Amnesty International e riguarda Zeinab Sekaanvand Lokran. Oggi ha 22 anni ed è curdo iraniana, ma soprattutto è la sposa bambina condannata a morte per aver ucciso il marito. Zeinab rischia l’impiccagione nonostante i 7 lunghissimi anni di soprusi, violenze e botte. Aveva 15 anni quando fu costretta dalla famiglia molto povera e tradizionalista, a sposare quell’uomo-padrone, che fin da subito iniziò a picchiarla.

    Già in passato la ragazza aveva avuto il coraggio denunciarlo alla polizia, ma senza risultato. Aveva perfino “osato” provare a divorziare, ma né il marito, né la famiglia glielo concesse.

    L’accusa di omicidio risale al 2012, quando Zeinab venne arrestata per aver accoltellato e ucciso il marito per sua stessa ammissione. Fu lei a dichiararlo, in seguito alle torture da parte della polizia. Durante l’udienza finale però ritrattò la sua confessione ( era la prima volta che vide un avvocato) accusando il fratello della vittima. Di questa ritrattazione il Tribunale non ha mai tenuto conto e venne condannata a morte lo stesso. Questa volta però le fu concesso di vivere, perché nel frattempo si era risposata con un carcerato ed era rimasta incinta.


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    Ma il destino crudele, come se già non si fosse accanito abbastanza contro la povera ragazza, volle che abortì e tra dolori e disperazione, la condanna a morte fu di nuovo eseguibile.
    Pare sia stato proprio il forte stress e la disperazione a causare la perdita del bambino: poche ore prima Zeinab aveva saputo che la compagna di cella era stata giustiziata.

    Amnesty International ha reso pubblica questa storia tristissima non solo per denunciare ancora una volta i diritti negati delle bambine, le quali nel mondo ogni anno 5 milioni finiscono per essere spose bambine e 70mila di queste muoiono per il parto. La grande mobilitazione che è in corso è per annullare la condanna a morte, della quale si deciderà a breve. Amnesty chiede la sospensione della condanna ovviamente, un regolare processo che fin’ora è stato negato e che venga tenuto conto di tutte le dichiarazioni dei medici, tra le quali quella della forte depressione di cui soffre Zeinab. Infine, la salvezza può avvenire anche per volere dei giudici se dichiareranno che al momento dell’omicidio la ragazza non era in grado di comprendere la gravità del suo gesto. Vige infatti una legge in Iran che permette ai minorenni di evitare la pena di morte se si riconosce questa incapacità.
    L’Iran ha sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e sarebbe dunque obbligato a vietare che i minori possono essere giustiziati. Secondo quanto riportato da Amnesty International attualmente sarebbero 49 i minorenni che si trovano nelle carceri iraniane in attesa della loro condanna a morte, come Zeinab.
    Ci auguriamo che la massima diffusione di questa atroce storia e la mobilitazione internazionale fermi la condanna di Zeinab.

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