Tumore al seno: antidepressivi pericolosi per la terapia

Tumore al seno: antidepressivi pericolosi per la terapia
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    Quando una donna si ammala di tumore al seno, oltre a dover fare i conti con la malattia e lottare per guarire deve essere sottoposta alla menopausa indotta e poi alla terapia ormonale, tutto questo è molto stressante ed è per questo che poi la maggior parte scelgono un supporto farmacologico per curare o prevenire la depressione.

    Sopravvivere al tumore al seno ormai non è più un miraggio, la diagnosi precoce e la ricerca hanno fatto molto ed adesso una diagnosi di questo tipo è ben lontana dall’essere una sentenza di morte.

    In questi giorni si è svolto il meeting annuale dell’American society of clinical oncology, uno degli eventi più importanti del settore in cui vengono presentate le ricerche e si hanno dibattiti per capire come agire. Proprio in questa occasione sono stati condivisi i dati di una ricerca in cui è stato monitorato la ricaduta della malattia e la somministrazione di farmaci antidepressivi appartenenti alla famiglia degli Ssri che agiscono sui meccanismi di attivazione della serotonina.

    Quando una donna guarisce dal tumore al seno deve seguire una terapia a base di tamoxifene, che serve per impedire alla malattia di ripresentarsi, in pratica è troprio il tamoxifene che reagisce male con certi antidepressivi e non si ha la protezione per l’eventuale ricomparsa del tumore.

    Purtroppo il tumore al seno e la depressione così come la terapia ormonale e tutti gli effetti collaterali che comporta non sono cose che ci riguardano la lontano, sono problemi reali che affliggono tantissime donne e che è inutile negare che un giorno potrebbero colpire anche noi.

    Per questo motivo non è il caso di demonizzare gli antidepressivi, anche perchè la depressione è un male subdolo, non meno pericoloso di un tumore.

    Paolo Pronzato ha dichiarato: “Questi dati sono importanti perché parliamo di terapie diffuse e di malattie diffuse. Se ben utilizzate, le cure possono aiutare molto le pazienti. In Italia ci sono 500mila donne che hanno avuto una diagnosi di tumore della mammella. Hanno attraversato momenti difficili e possono avere segni di depressione, che va curata a dovere.”

    Continua Paolo Pronzato: “Gli Ssri portano anche un beneficio contro alcuni sintomi tipici della terapia ormonale, come le vampate – prosegue Pronzato – . Inutile e fuorviante, quindi, demonizzare i farmaci, che vanno piuttosto gestiti al meglio per ogni singola paziente. Se è il caso, si possono scegliere alternative al tamoxifen (come gli inibitori dell’aromatasi) e ai Ssri che agiscono sulla proteina incriminata” è proprio per questo che oncologo, medico di famiglia e psichiatra dovrebbero collaborare, evitando di prescrivere farmaci che non sanno che effetti collaterali potrebbero provocare.

    Foto da:
    www.nyu.edu
    www.elements4health.com
    z.about.com
    www.topnews.in

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