Treviso, violenta la figlia per anni: neanche un giorno di carcere. Com’è possibile?

Sulla vicenda della bambina abusata per anni dal padre, che l'avrebbe ceduta anche ad alcuni amici, interviene il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini. Durante una trasmissione di Radio Capital spiega perchè l'uomo è scampato alla detenzione.

da , il

    Treviso, violenta la figlia per anni: neanche un giorno di carcere. Com’è possibile?

    Il caso di violenze che arriva da Conegliano (Treviso), dove un padre ha violentato per anni la figlia ma non farà un giorno di carcere, ha destato aspre polemiche. L’uomo avrebbe ceduto la minore (che all’epoca dei fatti aveva appena 8 anni) anche ad alcuni amici, ma nonostante in primo grado fosse stato condannato a 10 anni, l’intervenuta prescrizione del reato impedisce che finisca dietro le sbarre. Com’è possibile?

    Colpevolezza riconosciuta, ma non sconterà la pena detentiva

    Nonostante una condanna in primo grado a 10 anni, inflitta all’uomo dal Tribunale di Treviso e riconosciuta dalla stessa Corte d’Appello di Venezia che si è recentemente espressa sul caso, quest’ultima ha dovuto decretare il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato.

    A permettere che l’uomo scampi alla pena detentiva è una sentenza del giugno scorso delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione che ha riqualificato da “speciale” a “comune” l’aggravante dell’aver commesso il reato ai danni di un minore. Ciò ha reso possibile il ricalcolo dei termini entro cui scatta la prescrizione.

    I giudici della Corte d’Appello di Venezia hanno però riconosciuto la colpevolezza di quel padre, confermando la condanna a risarcire la figlia, ora 30enne.

    Abusi sessuali per 8 anni

    La sentenza è arrivata come una doccia fredda sulla vittima di quegli orrendi abusi sessuali, perpetrati dal genitore con l’aggravante di aver ceduto la figlia (che all’epoca dei fatti contestati aveva 8 anni) agli amici per soddisfare le più deviate perversioni criminali.

    Stupri reiterati che avrebbero avuto un’evoluzione lunga 8 anni, sino al compimento del sedicesimo anno d’età della minore. Solo a quel punto il padre si sarebbe fermato, per aver perso interesse verso la figlia dopo essersi risposato, nel 2003.

    Il vicepresidente Csm: “Auspicabile sospendere prescrizione dopo condanna in primo grado”

    Ma la recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione non può essere ritenuta unica causa della prescrizione intervenuta in questo preciso caso.

    Ci sono alcuni aspetti, ampiamente sollevati dal Csm, che costituiscono variabili di non poco conto nella determinazione di un verdetto come quello di Treviso.

    Primo elemento che, tra tutti, incide prepotentemente su un iter giudiziario è la questione “tempi della giustizia”. Significa che, talvolta, sono sufficienti le lungaggini tra i vari gradi di giudizio a indirizzarne l’esito.

    A spiegare chiaramente il meccanismo intervenuto (e decisivo) nel caso in oggetto è il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Legnini, che durante la trasmissione di Radio Capital “Circo Massimo”, ha specificato i termini esatti di un intervento che scongiuri l’eventualità di prescrizione per reati gravissimi come questo: “Il Csm era intervenuto per evitare casi come questi, ma in Parlamento mancarono i consensi. Mi auguro che l’intervento recente del legislatore, con la riforma del processo penale, che determina la sospensione della prescrizione per un anno e mezzo per ogni fase di giudizio, possa cambiare le cose. Ricordiamo che ci fu, nel 2005 con la legge cosiddetta “ex Cirielli”, un intervento gravemente riduttivo dei termini della prescrizione che è all’origine di questi esiti”.

    Legnini ha sintetizzato efficacemente il nodo gordiano della questione, sostenendo sempre attuale la posizione assunta dal Csm in materia di riforma del processo penale: “Sarebbe stato auspicabile sospendere totalmente la prescrizione dopo la sentenza di condanna di primo grado”.