Tratta delle prostitute bambine nigeriane: arrivano in Italia sui barconi dei migranti

Un'inchiesta giornalistica di Amalia De Simone, per il Corriere della Sera, svela il dramma della tratta di bambine nigeriane costrette alla prostituzione lungo la rotta dei migranti che in Italia conta un numero esponenziale di sbarchi. 'Piccole donne' senza un sostegno, che al loro arrivo trovano una nuova vita di soprusi e disperazione.

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    Tratta delle prostitute bambine nigeriane: arrivano in Italia sui barconi dei migranti

    La tratta delle prostitute bambine nigeriane che arrivano in Italia sui barconi dei migranti è paradigma del dramma della prostituzione minorile che non accenna a risolversi nel breve periodo. Un fenomeno che si aggrava con l’incremento degli sbarchi sulle coste italiane e un’inchiesta di Amalia De Simone per il Corriere della Sera svela la situazione in cui versano tantissime piccole donne private della loro libertà e della giovinezza.

    Bambine prostitute in Italia: le minori nigeriane nella rete dei trafficanti

    Si fa fatica a leggere quanto emerge dal lavoro d’inchiesta pubblicato sul Corriere della Sera, non per una difficoltà a comprendere ma piuttosto per la crudeltà del comprendere: nelle righe fitte di un drammatico resoconto, Amalia De Simone ha tracciato i lineamenti di un crimine contro l’umanità consumato lungo la Domiziana, in cui tantissime bambine sono costrette a prostituirsi da non meglio identificati criminali che le hanno portate lì, a nuotare nel fango della violenza. Molte di loro sono minorenni, per la maggior parte nigeriane, sbarcate in Italia nell’ordine delle centinaia, forse migliaia, e finite nella rete di trafficanti senza scrupoli che ne governano il corpo, ma non ne annullano il sogno infantile di un riscatto.

    Da quel tritacarne di cuori di un’infanzia violata, emergono, con la brutale forza delle peggiori verità, storie di rapimenti, pedofilia e abusi sessuali di gruppo non facili da digerire, purtroppo reali.

    L’incremento dell’emergenza sbarchi sulle coste italiane ha fatto registrare la presenza sempre più massiccia di giovanissime donne che si prostituiscono nel mercato del sesso di strada, e i racconti di alcune ragazzine tra i 14 e i 15 anni hanno spalancato le porte del loro dolore e di una realtà parallela alla democratica veste di una Paese che accoglie, ma in cui si annida il verme della prostituzione minorile.

    Dalla Nigeria alla Libia, fino all’Italia: il percorso lungo la tratta delle baby prostitute

    L’inchiesta ha raccolto le testimonianze di alcune giovani vittime dello sfruttamento sessuale sbarcate in Italia dopo aver seguito la rotta dei migranti, reclutate nella loro terra d’origine, la Nigeria, per un viaggio del quale conoscono solo una falsa facciata. Alcune credono di partire per trovare un posto sicuro in cui lavorare, studiare, altre affrontano una partenza ignare della meta.

    Dalla Nigeria alla Libia, poi sul primo barcone utile a condurle per mare verso un destino già deciso dalle organizzazioni criminali che stanno dietro l’immane traffico di esseri umani. Alla partenza, contraggono un debito che va dai 35 ai 55mila euro, da estinguere tramite la loro riduzione in schiavitù nel Paese di destinazione.

    A seguire la situazione “da vicino” è la madame, solitamente una donna affrancatasi da un pregresso status di schiava che ha il compito di gestire le baby prostitute.

    Prostituzione minorile: la tratta delle minori nigeriane nel racconto delle vittime

    Castelvolturno è uno dei luoghi in cui la vita di queste bambine scorre velocemente sulle cicatrici delle violenze subite, cresciute troppo in fretta e spesso non facili a rivelare la loro vera età. Molte di loro dichiarano di avere molti più anni di quanti ne dimostrino, invece, i loro tratti innocenti e gli sguardi impauriti.

    “Sono arrivata in Italia senza sapere nulla, mi hanno detto che dovevo pagare un debito e per questo dovevo prostituirmi. Ma io non volevo”, racconta una piccola vittima.

    Le bambine vergini vengono violentate e portate sulla strada, alcune descrivono abusi sessuali di gruppo, talmente dolorosi da provocare ferite che vengono curate con mezzi di fortuna, senza il minimo rispetto delle basilari norme igienico-sanitarie: “Mi hanno fatto violentare da più persone, anche utilizzando degli oggetti”, dice un’altra.

    Le bambine che hanno raccontato la loro storia sono state portate in strutture protette, lontane dai loro aguzzini. Hanno potuto così esternare, seppur nella comprensibile paura di essere scoperte, una piccola parte degli indicibili orrori subiti. Alcune loro amiche, compagne di un viaggio senza ritorno, sono sparite nel nulla, altre non riusciranno forse a trovare una via di fuga a tutto quel dolore.

    Il racconto porta anche a esperienze di prelievo forzato dai centri di accoglienza in cui arrivano dopo lo sbarco in Italia, cui segue, in gran parte dei casi, lo sfruttamento sessuale per saldare il debito con i trafficanti.

    Sono storie di miseria umana che resistono alla tutela dei diritti dei minori e delle donne, nascoste nell’ombra di un business per il quale sono solo merce di scambio, vite annientate vissute sotto la fioca, triste luce di un lampione.

    Emergenza sociale e umanitaria senza fine: l’età delle minori costrette a prostituirsi si abbassa

    L’inchiesta pubblicata sul Corriere della Sera ha anche evidenziato come vi sia un preoccupante abbassamento dell’età delle ragazze nigeriane che finiscono per strada, come ha spiegato Andrea Morniroli, della cooperativa sociale Dedalus: “Sicuramente è una scelta delle organizzazioni criminali che cercano di avere sempre più ragazze giovani perché sono più appetibili sul mercato del sesso. Molte di queste ragazze non arrivano più con le tratte a cui eravamo abituati ma arrivano quasi tutte mischiate e confuse nei flussi di profughi richiedenti asilo, sono quelle, cioè, che arrivano sui barconi”.