Terremoti in Centro Italia: cosa sta succedendo e cosa possiamo fare?

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    Il nostro paese, in particolare il Centro Italia ultimamente è stato teatro di violenti terremoti che hanno causato vittime e distrutto interi paesi, cambiando di fatto aspetto a molti luoghi. Ad aggravare la situazione del sisma del 18 gennaio contribuisce l’emergenza maltempo e la neve: le valanghe, come quella che ha travolto l’Hotel Rigopiano, con tutta probabilità sono state causate dagli eventi sismici. Cosa succedendo? E c’è qualcosa che possiamo fare per ridurre l’impatto di simili tragedie?

    Dalla scorsa estate il Centro Italia non ha mai smesso di tremare e per i sismologi è la stessa faglia ad aver causato tutto ciò. C’è un dato impressionante: dal 24 agosto ci sono state oltre 45mila scosse, ossia una ogni quattro minuti.

    “Alla base dei terremoti c’è lo stiramento trasversale della crosta appenninica per cui abbiamo il mare Adriatico che si allontana dal mare Tirreno mentre la microplacca adriatica si incunea sotto le Alpi”. Questo è ciò che sta succedendo negli Appennini, la catena montuosa lunga 1.200 km che attraversa tutta la penisola, dalla Liguria alla Sicilia. E’ la cosiddetta “spina dorsale dell’Italia”. A dirlo è Alessandro Amato, dirigente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

    È ormai noto che tutta la regione è giudicata, dalla mappa nazionale, ad alto rischio sismico e i recenti terremoti ce lo hanno confermato: in primis quello del 24 agosto di Amatrice che ha causato quasi 300 morti. E sembra sia destinata a tremare ancora, perché le faglie che hanno provocato il terremoto ad Amatrice, ne hanno create di nuove ancora. Nell’ultimo terremoto, quello del 18 gennaio per l’appunto si è attivata la parte meridionale della faglia sismica che aveva causato la sequenza di Amatrice del 24 agosto 2016. E’ la cosiddetta faglia di Campotosto, che già nelle settimane scorse aveva dato qualche segno “di movimento”. Vero è che il tutto è stato aggravato dal maltempo e dalla neve e dalle slavine provocate, come quella del Rigopiano.

    C’è poi l’effetto “domino”, ossia quello di una faglia che crollando attiva quella vicina. “Quando una faglia genera un terremoto la faglia stessa si libera dello stress al quale era sottoposta immediatamente prima del terremo e trasferisce parte di tale stress ai segmenti di faglia adiacenti, che in un lasso di tempo imprevedibile (ore, giorni, mesi, anni) possono a loro volta generare terremoti e di nuovo ‘contagiare’ le faglie adiacenti. Tali terremoti saranno sicuramente seguiti nelle prossime ore da uno sciame di repliche sismiche la cui intensità è difficilmente prevedibile”. Lo afferma Andrea Billi dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria del Cnr (Igag-Cnr). Anche i terremoti del 26 e 30 ottobre tra Marche e Umbria sono, per molti esperti, sicuramente collegati a quello del 24 agosto scorso nel Reatino.

    Il terremoto del 18 gennaio: tante scosse ravvicinate

    Il 18 gennaio ci sono stati 4 terremoti con epicentro tra L’Aquila e Rieti di magnitudo superiore a 5,0, preceduti, intervallati e seguiti da numerosi altri eventi di entità inferiore e ben avvertiti a Roma, e anche molto più lontano. Si sono verificati nel giro di sole 4 ore. Tutti e quattro i terremoti aquilani sono classificati “moderati”, essendo stati caratterizzati da valori di magnitudo compresa tra 5,0 e 5,9. Tutti e quattro gli eventi, poi, sono stati “superficiali”, a bassa profondità dell’ipocentro (il punto di origine del terremoto): quanto più è superficiale l’ipocentro, tanto più il terremoto viene avvertito in superficie.

    La cosa particolare di questo ultimo terremoto sono infine state le continue scosse. Ad aggravare la situazione è stato poi il maltempo e la neve: continuano a rimanere isolati interi paesi, ci sono centinaia di richieste di aiuto da parte di famiglie da giorni senza luce e senza viveri e il rischio valanghe, anche se nel caso della slavina che ha travolto il Rigopiano ancora non sappiamo con certezza se sia stato il sisma a provocarlo.

    Possiamo fare qualcosa per evitare simili distruzioni e ridurre le vittime?

    Possiamo fare qualcosa per evitare simili distruzioni? Secondo il geologo e volto noto della tv Mario Tozzi sì. Al tempo del terremoto che ha distrutto Amatrice, disse una cosa che fa riflettere: “non si deve aver paura del terremoto ma delle case costruite male”. Il paradosso è questo: i terremoti in Italia non sono tanto potenti a livello di magnitudo, ma sono i più distruttivi. Secondo Tozzi sono infatti “ tutto sommato modesti”. Ma allora perché sono così devastanti?

    Photocall per la trasmissione "Fuori Luogo" di Mario Tozzi

    “C’è una tensione che apre l’Italia in due. I terremoti continueranno, dovremmo finalmente imparare ad agire per evitare troppi danni: sia alle persone che al patrimonio edilizio e architettonico.

    La velocità di allontanamento delle diverse faglie che si trovano sotto l’Appennino è molto contenuta: pochi centimetri al secolo. Ma questo non impedisce all’energia di propagarsi dal sottosuolo, quindi di produrre terremoti”.

    Secondo Tozzi dovremmo abituarci alla cultura di una “convivenza sismica”. Come?

    “Costruendo bene gli edifici, rispettando le regole anti-sismiche, allenando la popolazione a comportamenti virtuosi. Terremoti come quelli degli ultimi mesi rappresentano la “normalità” per un territorio altamente sismico come l’Italia, e l’Appennino in particolare”.

    Quello che dice è non che i terremoti siano prevedibili, ma 2 cose. La prima è che l’Italia , essendo geologicamente giovane, è soggetta a movimenti sismici, la seconda è che, proprio perchè sono frequenti, si possono evitare danni così grandi. Per questo riporta esempi di zone dove i terremoti sono molto più violenti, come in Giappone e in California: lì non crollerebbe niente, dice.

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    Tozzi chiede che venga fatta quanto prima “una manutenzione antisismica di tutti gli edifici pubblici e privati”. Il geologo rimarca la necessità di cambiar passo, di smetterla di parlare di fatalismo e di, aumentare, invece, gli investimenti contro il dissesto idrogeologico e per la prevenzione dei terremoti. “Siamo il paese europeo con numero record di frane e alluvioni, siamo territorio sismico eppure per chi ci governa quando qualcosa succede è sempre una fatalità: bisognerebbe smetterla di pensare in questo modo e cominciare a ripensare seriamente al territorio”.

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    Cosa ci aspetta? ci saranno altre scosse?

    Purtroppo sembra unanime il pensiero dei sismologi: ci saranno altre scosse. Non possiamo prevedere come, quando ed esattamente dove, ma ci saranno. Sembra infatti che la sequenza sismica del Centro Italia iniziata a fine agosto non si sia conclusa e sia iniziato un nuovo sciame sismico. “Dobbiamo aspettaci altri eventi di questo tipo, altri terremoti. L’energia caricata in quei luoghi era talmente alta che ancora non si è esaurita” avvertono i sismologi.