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Tassista violentata: condannato a 7 anni lo stupratore

Tassista violentata: condannato a 7 anni lo stupratore
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Tassista violentata a roma

    Lo stupratore della tassista violentata, Simone Borgese, è stato condannato a 7 anni di carcere. Il trentenne romano aveva confessato l’aggressione ai danni della tassista, picchiata, rapinata e violentata. Il motivo? Un “raptus”, una perdita di controllo improvvisa delle sue facoltà. Sua madre aveva supplicato di non considerarlo un mostro: “È un ragazzo che ha sofferto, e anche se voi pensate che le parole di una mamma non contano niente, è quella la causa di tutto. Non è cattivo.” E ora la condanna dei giudici della quinta sezione penale del tribunale di Roma: 7 anni e 6 mesi di reclusione.

    Simone Borgese, accusato di aver violentato una tassista romana, è stato condannato dai giudici a 7 anni di reclusione. Dovrà inoltre risarcire alla vittima 40mila euro. Una pena che fa riflettere considerato che si tratta pur sempre di stupro, non di una rapina di borsette. Senza considerare che lo stesso Borgese è accusato di un’altra violenza: la vittima 17enne lo ha riconosciuto in televisione, affermando che sia stato lui a stuprarla. Un’altra tassista ha dichiarato di essere stata molestata dal ragazzo durante una corsa.

    A parlare è la madre di Simone Borgese, il trentenne accusato di stupro ai danni di una tassista 43enne romana. Lo difende affermando che non è un mostro, piuttosto una vittima di violenza, un ragazzo dalla vita difficile: “È un ragazzo che ha sofferto, e anche se voi pensate che le parole di una mamma non contano niente, è quella la causa di tutto. Non è cattivo. Io non voglio giustificarlo ma insisto, Simone non ha avuto una vita facile. Quando me ne sono andata di casa, lui è cresciuto con il padre che ci ha lasciato tantissimi debiti”. Figlio di “un padre alcolizzato, un barbone, un violento” con il quale Simone avrebbe vissuto, secondo quanto riportato dalla madre, da quando nel 2005 se ne sarebbe andata di casa, “stanca di essere picchiata e maltrattata ogni giorno.” Sta di fatto che Simone, a dispetto di tutto, ha commesso un reato gravissimo che lascerà una profonda, indelebile traccia nella vita della sua vittima, la tassista stuprata che ha dichiarato: “Ha rovinato per sempre la mia esistenza, il fatto che ora sia dietro le sbarre e che la polizia lo abbia catturato in poco tempo è da una parte un sollievo perché non potrà più far male ad altre persone, ma quello che ha lasciato in me non passerà mai… piango di continuo.”

    “Non volevo. Quella mattina aspettavo l’autobus in via Aurelia, avevo dormito lì vicino da un amico perché avevo fatto tardi al lavoro. L’autobus non arrivava e ho preso il taxi.

    Al volante c’era lei. Le ho detto di portarmi a Ponte Galeria, ma durante il tragitto sono stato preso da un raptus, vicino a casa le ho fatto cambiare strada. In un viottolo sterrato, isolato, nei pressi di via Pescina Gagliarda l’ho violentata”. Queste le sconcertanti dichiarazioni del trentenne fermato per l’aggressione alla tassista romana. Questo uno stralcio della sua confessione rilasciata agli inquirenti, che l’hanno convocato ieri sera e, alla luce dei fatti, ne hanno poi confermato il fermo.

    Un’indagine lampo. Un colpevole che è stato individuato, identificato e che ha confessato nell’arco di tre giorni. Anche grazie all’identikit ricca di dettagli diffusa sabato dalla polizia. Un uomo italiano, di età compresa tra i 25 e i 30 anni, magro, di altezza medio bassa, con i capelli scuri, corti e mossi, le labbra sottili e la carnagione chiara. Identificato e convocato, riconosciuto dalla sua vittima e reo confesso. Tra i reati ipotizzati al momenti ci sono, oltre a quello di violenza sessuale, anche rapina e lesioni.

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