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Tassa rosa: essere donna costa di più con la pink tax

Tassa rosa: essere donna costa di più con la pink tax
da in Economia
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    Tassa rosa: essere donna costa di più con la pink tax


    Abbiamo parlato più volte del gender pay gap, ossia della differenza di salario tra uomo e donna. Quello di cui però non si parla spesso, ma che esiste, è la differenza, ancora una volta discriminatoria, tra prezzi per prodotti femminili e quelli maschili. A svantaggio delle donne, anche quando si parla di beni di prima necessità. Essere donna costa di più con la pink tax. E’ la cosiddetta tassa rosa, che colpisce consumi e servizi tipicamente femminili, dall’abbigliamento agli accessori fino a comprendere assicurazioni, mutui e prestazioni professionali. Paradossale che una donna che è pagata meno di un uomo debba invece essere tassata maggiormente.

    Tutta la sfilza di prodotti che le donne usano per la cura personale, sono più cari di quelli utilizzati dagli uomini. Ecco infatti che uno shampoo donna costa in media il 48% in più rispetto a quello maschile. O un semplice jeans, il cui costo è superiore del 10%.
    Tra l’altro, alcuni dei prodotti e servizi che acquistano le donne, ammettiamolo, sono anche da considerarsi un “obbligo” per la pressione sociale che una donna subisce, vedi creme anti-rughe, prodotti anti-cellulite e tutto ciò inerente alla depilazione. Prodotti già cari di per sé e dei quali una donna non può fare a meno.
    Un’indagine effettuata dal Department of Consumers Affairs di New York l’anno scorso, ha stabilito che essere donna costa in media il 20% in più che essere uomo, parlando di un sovrapprezzo di 1400 dollari (1200 euro) all’anno in più.
    Tutto ciò suscita rabbia, perché è risaputo e non solo in Italia come invece a parità di lavoro le donne godano di una retribuzione inferiore.
    Ma la verità è questa: deodoranti, creme, assicurazioni auto e sulla vita, parrucchieri, sono più cari se sono indirizzati ad una donna.

    Oppure si verifica che quando hanno lo stesso prezzo nascondano l’inganno, vedi le confezioni di lamette. L’ha fatto notare la socialista francese Pascale Boistard, segretario di Stato per i diritti delle donne: le confezioni di lamette costano uguali in Francia ma mentre per le donne ci sono 5 pezzi, per gli uomini 10.

    Il caso più eclatante e paradossale che conferma la “gender tax” è quello degli assorbenti femminili: nonostante le donne siano obbligate ad utilizzarli per motivi “fisiologici”, sono considerati beni di lusso. Sì, avete capito bene, gli assorbenti necessari al ciclo mestruale di una donna, non sarebbero indispensabili, e come tali sono tassati da Iva al 22%. Di contro, il rasoio da uomo è considerato un bene di prima necessità al pari del pane e del latte e quindi tassato con un’aliquota inferiore di 4 punti in percentuale. Sembra assurdo, ma è così.

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    Addirittura c’è stato chi, con un po’ di buon senso, ha cercato di collocare l’assorbente come bene di prima necessità. E’ stato il leader e segretario di Possibile, Pippo Civati, ma la sua proposta è caduta nel nulla.

    Anche se nascosta e subdola, la questione è venuta fuori qualche volta, suscitando le più fervide proteste, ma che non hanno mai avuto un seguito nelle azioni concrete. Spesso è finita in toni goliardici e sfottò. Fortunatamente però c’è anche chi ha preso provvedimenti: la California e la Contea di Miami-Dade in Florida hanno approvato leggi che vietano prezzi diversi per prodotti uguali che differiscono magari solo nella confezione o in particolari marginali.
    Domani si celebra la festa della donna con iniziative in tutta Italia, e abbattere ogni forma di discriminazione, a partire dal lavoro ai consumi, è una priorità che ci auguriamo non rimanga solo a parole. Lo sciopero di domani sarà l’occasione di parlare anche di questa ennesima disparità.

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