Svezia, solo l’1% delle donne sono casalinghe contro gli 11 milioni in Italia

Solo l'1% delle donne svedesi si considerano casalinghe, termine considerato offensivo fin dagli anni'60. In Italia i numeri sorpassano gli 11 milioni, alla base spesso una scelta obbligata a favore della famiglia e scarsi investimenti nel lavoro femminile

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    Svezia, solo l’1% delle donne sono casalinghe contro gli 11 milioni in Italia

    In Svezia solo l’1% delle donne rimane all’interno delle mura domestiche, ma preferisce definirsi con il termine house maker, lavoratrice a casa. Si tratta infatti di donne che – a casa- rimangono per un periodo temporaneo e che non intendono rientrare nella tipica immagine della casalinga disperata. In Italia, al contrario, la scelta di rimanere a casa è molto più comune e, spesso, quasi obbligatoria.

    In Svezia fare la casalinga non è un lavoro

    Le donne svedesi potrebbero quasi offendersi al sentirsi definire casalinghe. Sono abituate ad alternarsi con il marito nell’accudire i figli e nel prendersi aspettative sul lavoro, mentre è molto difficile che scelgano liberamente di occuparsi solo delle faccende domestiche. La parola casalinga presenta una connotazione negativa fin dagli anni’60 e, di fatto, quasi non esiste nel vocabolario svedese.

    Quasi 11 milioni le casalinghe in Italia

    In Italia, anche se le nuove generazioni di donne non vogliono definirsi casalinghe, i numeri parlano chiaro: 7 milioni 338mila secondo i dati Istat nel 2016, 518mila in meno rispetto a dieci anni prima, con un’età media che si aggira sui 60 anni. Si tratta dunque di un numero consistente di donne che rimangono in casa per scelta, cui bisogna aggiungere chi si trova senza lavoro, arrivando a un totale di quasi 11 milioni.

    Le donne non vogliono più riconoscersi nell’immagine della casalinga sorridente e sottomessa degli anni ’60, ma per varie ragioni sono costrette a rimanere in casa. Casalinghe sì, ma non per scelta. Molte sono state lasciate a casa dal lavoro dopo la maternità oppure hanno scelto di seguire i figli quando non potevano permettersi qualcuno che lo facesse. In entrambi i casi hanno dato la priorità alla famiglia, forse per compensare una mancata realizzazione nell’ambiente lavorativo.

    Cosa significa essere casalinga in Italia

    Le casalinghe dichiarate sopra i 65 anni di età sono quasi 3 milioni, mentre quelle sotto i 34 anni rappresentano l’8,5% . In quest’ultimo caso, spiega l’Istat, le ragioni per cui le under 34 non cercano lavoro è da riferirsi, nel 73% dei casi, a motivi familiari, cioè dover prendersi cura di un figlio o di un genitore anziano.

    Questi dati sono una prova tangibile del fatto che in Italia è ancora molto forte il valore attribuito alla maternità e all’importanza della donna all’interno delle mura domestiche. Purtroppo, come spiega la sociologa Annalisa Tonarelli, “questi dati rischiano di diventare l’elemento che giustifica lo scarso investimento nei servizi per l’infanzia o nel lavoro al femminile”. Una scelta, sentita quasi naturale nel nostro Paese, viene invece considerata poco dignitosa all’estero.