Natale 2016

Sultana Razon, la moglie vicina a Umberto Veronesi per una vita intera

Sultana Razon, la moglie vicina a Umberto Veronesi per una vita intera
da in Attualità
    Sultana Razon, la moglie vicina a Umberto Veronesi per una vita intera

    Si dice spesso che dietro – o meglio accanto – ogni grande uomo c’è una grande donna. Nella maggior parte dei casi è vero, e ne è un esempio lampante Sultana Razon, vedova dell’illustre oncologo Umberto Veronesi, venuto a mancare pochi giorni fa, l’8 Novembre, all’età di 91 anni. Accanto a lui per una vita intera è stata la moglie, affettuosamente chiamata Susy. Una donna forte, di famiglia ebrea con origini turche, nata a Milano nel 1932, che ha dedicato tutta la vita alla pediatria.

    La storia di Sultana non è di certo semplice: da bambina, a soli nove anni, durante la seconda guerra mondiale, venne deportata in un campo di concentramento. Riuscì a sopravvivere e, dopo anni, a laurearsi in medicina e specializzarsi in pediatria. Umberto Veronesi, prima di essere l’uomo della sua vita, fu suo collega nel laboratorio dell’istituto nazionale di tumori.
    Forte, umile, caparbia e capace di mettere al mondo e crescere ben sei figli.

    È questo l’identikit di Sultana, grande donna che, come se non avesse sofferto già abbastanza, si trovò anche a dover lottare con un tumore al seno, che lo stesso Veronesi le asportò negli anni ’80.

    Sultana ha pubblicato il libro “Il cuore, se potesse pensare“, un’autobiografia che racconta la sua tragica esperienza nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia, ma anche i momenti difficili che seguono, dopo la seconda guerra mondiale: la miseria, i sacrifici, la carriera pediatrica e l’incontro con il suo grande amore: Umberto. Anche la loro storia viene raccontata nel libro, non facendo mistero delle sofferenze, dei tradimenti del marito, che un giorno le confessò persino di avere un figlio da quattro anni con un’altra donna; ma nemmeno questo riuscì a separarli.

    Sultana, donna intelligente ma giustificatamente gelosa, nel tempo riuscì ad accettare le scappatelle del marito e a coglierne quasi i lati positivi, dichiarando: “Le sofferenze che mi ha inflitto, involontariamente o volutamente, devo considerarle, a posteriori, come il sale che ha dato sapore alla mia vita“. Pare che il libro fosse una sorta di diario e dovesse essere inizialmente un regalo per la famiglia, da stampare in sole 40 copie; ma per fortuna, poi, qualcuno le fece cambiare idea, permettendoci di conoscere meglio Sultana Razon e la sua vita tumultuosa, che può insegnarci molto sulla sofferenza, sull’amore e sulla felicità.

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