Stupri di Rimini, le donne che hanno chiuso la vicenda: due poliziotte le artefici degli arresti insieme alla Pm

Arrestato anche il quarto uomo responsabile degli stupri di Rimini, il capobranco: sono state due poliziotte del reparto Sco di Bologna a fermarlo sul treno diretto verso la Francia e ad ammanettarlo. Hanno agito insieme alla Pm titolare dell’inchiesta, Silvia Marzocchi, che invece si è occupata dei 3 minorenni della banda, ora nel carcere minorile.

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    Stupri di Rimini, le donne che hanno chiuso la vicenda: due poliziotte le artefici degli arresti insieme alla Pm

    La storia del brutale duplice stupro di Rimini è giunta all’epilogo: i 4 responsabili sono stati arrestati tra cui anche il capobranco. Sono state due donne a mettere le manette al quarto uomo e oltre alle poliziotte ancora una figura femminile ruota intorno alla triste vicenda, quella della Pm della procura dei minori di Bologna, competente per l’inchiesta.

    Una soddisfazione quindi, non solo aver trovato i colpevoli dell’orrendo crimine, ma il fatto che siano state tre “eroine” mettere la parola fine. Una vicenda che, nel bene e nel male, ha visto coinvolte le donne, “un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze”, come ha sottolineato ieri il questore di Rimini, Maurizio Improta.

    Arrestato il capobranco di Rimini: le poliziotte e la pm in prima linea

    Francesca Capaldo, capo della sezione dello Sco dedicata alla violenza di genere, è la poliziotta che da lunedì 28 agosto si è trasferita a Rimini e ha lavorato giorno e notte per catturare il “branco”. Insieme alla collega della Mobile Roberta Rizzo ha portato a termine la difficile operazione.

    Le due donne della Polizia di Stato hanno materialmente arrestato il ventenne congolese, Guerlin Butungu, l’unico maggiorenne del gruppo di giovani che la notte tra il 25 e il 26 agosto scorso ha prima aggredito una coppia di Varese, poi stuprato una turista polacca e picchiato un suo amico e infine violentato brutalmente una prostituta trans peruviana.

    La Pm titolare dell’inchiesta invece Silvia Marzocchi, si è occupata dei 3 minorenni: i due fratelli marocchini di 15 e 17 anni e il 16enne nigeriano che ora si trovano nel carcere minorile del Pratello, a Bologna. Il suo unico commento è riferito ai giovani che hanno compiuto lo stupro, “turpi, brutali e responsabili di ripetuti atti di violenza”.

    Anche le poliziotte, abituate a lavorare in ambito della violenza di genere, sono rimaste impressionate dalla brutalità degli stupri di Rimini: “Mi occupo da tempo di questo tipo di reati, seguo numerose indagini su episodi di violenza. Ma sono rimasta impressionata dalla ferocia di questi ragazzi. Sono molto giovani, eppure hanno tirato fuori una carica d’odio enorme” ha dichiarato la Capaldo.

    E ancora dalle donne è arrivato l’aiuto e l’appoggio delle semplici cittadine, le donne di Rimini, di tutta Italia che secondo quanto hanno dichiarato “ci hanno spronato ad andare avanti. Anche oggi, quando siamo arrivati in Questura, ci hanno gridato parole di incitamento”.

    Dopo la notte del 26 agosto, quando Butungu si è macchiato delle atroci violenze sulla turista polacca e la trans peruviana, nonché dell’aggressione al fidanzato, ha tentato di fuggire verso la Francia. Era su un treno che per ironia della sorte si è fermato a Rimini ed è lì che le donne della polizia sono entrate in atto. Nell’identificazione dei 4 nordafricani responsabili delle violenze ha contribuito in maniera decisiva la trans peruviana aggredita nella notte del doppio stupro a Miramare.

    Le poliziotte sugli stupri di Rimini: “Mai capitato di vedere tanta violenza”

    Dovrebbero esserci tristemente abituate ed invece anche le poliziotte che hanno catturato il congolese capo banda sono state impressionate dalla ferocia delle violenze, in contrasto con la tranquillità che mostravano in apparenza questi giovani: “Quando li abbiamo interrogati si sono mostrati mansueti. E invece il racconto delle due donne, le lesioni che hanno inferto loro, dimostrano che sono riusciti a tirare fuori una forza brutale. Erano accaniti in maniera bestiale, non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere tra estranei”. La cosa che più non potranno dimenticare è il volto di chi ha sofferto e si porterà dentro per sempre la ferita: “Non dimenticherò facilmente il terrore che ho letto sul volto della ragazza polacca” hanno detto le donne.