Stupri di Rimini, il padre dei due minori marocchini “liberi tra due anni “

Parla il padre dei due marocchini in carcere per gli stupri di Rimini "Tra due anni saranno liberi e si comporteranno bene". Arrestato il branco di Rimini, i tre minori,ora nel carcere del Pratello puntano il dito contro Guerlin Butungu, il 20enne congolese che si dichiara estraneo ai fatti

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    Stupri di Rimini, il padre dei due minori marocchini “liberi tra due anni “

    “Tra due anni saranno liberi” queste le parole di Mohamed, il padre dei due minorenni marocchini arrestati per gli stupri di Rimini. Ai microfoni di Matrix, il talk show di Canale 5, il padre parla del processo dei figli e della vicenda giudiziaria che li vede coinvolti “Faranno due o tre anni di carcere e poi usciranno puliti, si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli”. Parole che guardano alla vicenda in modo troppo leggero, che non rendono minimamente giustizia al dramma sperimentato dalle vittime, cui servirà sicuramente più di un paio di anni per tornare alla normalità.

    Stupri di Rimini, nuovi dettagli di quella tragica notte

    “Mi dispiace per la ragazza polacca-ha aggiunto Mohamed- ma i miei figli non avranno più certe compagnie, avranno capito quello che è successo e si comporteranno bene”. Non una parola di rimprovero verso il gesto dei figli, non un gesto di condanna, solo la speranza che questa follia non ricapiti in futuro.

    Nel frattempo emergono nuovi retroscena sulla vicenda drammatica di Rimini che li vede implicati. Il branco aveva iniziato la serata bevendo nella zona del porto di Rimini, poi la prima rapina ai danni di due bolognesi. Il branco si dirige verso la spiaggia, qui il tragico incontro con la coppia polacca, lei verrà violentata per più di un’ ora, mentre l’uomo, immobilizzato, non può fare nulla per aiutarla.La serata di furia e violenza non si è però ancora conclusa : dopo la spiaggia si dirigono verso la statale, dove , alle 3:57 compiono un altro stupro e un’altra rapina ai danni di una trans peruviana.

    Arrestati i 4 del branco responsabile della violenza

    I quattro presunti responsabili degli stupri di Rimini sono stati identificati ed arrestati: l’ultimo è il capobranco, il congolese di 20 anni Guerlin Butungu insieme ai tre minorenni incensurati, i due fratelli marocchini di 15 e 16 anni e un nigeriano di 17 anni. Il “capo” dei quattro è l’unico maggiorenne del gruppo, e ora si dice estraneo ai fatti contestati: “Io dormivo”.

    Chi è Guerlin Butungu, il capobranco di Rimini

    Stupri Rimini: preso quarto componente branco

    Si chiama Guerlin Butungu il capobranco degli stupri di Rimini arrestato. Ha solo 20 anni, è originario del Congo e viveva stabilmente nella provincia di Pesaro-Urbino. A differenza degli altri tre minorenni, nati e cresciuti in Italia, Butungu era ospite di una struttura di accoglienza di Cagli, dove era arrivato in quanto richiedente asilo. Arrivato in Italia nel 2015, sbarcato a Lampedusa, aveva un permesso di soggiorno per motivi umanitari, che scade nel 2018.

    Quando si è sentito il fiato sul collo, grazie all’identificazione della trans peruviana, Butungu ha tentato la fuga. È salito nella notte su un treno a Pesaro diretto a Milano, ma la sua corsa è finita a Rimini. È stato rintracciato grazie al cellulare e fermato da due poliziotte del reparto Sco (servizio centrale operativo, ndr) di Bologna. Il congolese era armato di coltello e non aveva i documenti. Molto probabilmente voleva raggiungere la Francia. La polizia lo ha fermato mentre il treno transitava in stazione e, una volta bloccato il convoglio, gli uomini dello Sco e della squadra mobile sono saliti e hanno trovato il ragazzo in una delle carrozze.

    Butungu interrogato rigetta le accuse: “Io dormivo”

    Gli inquirenti stentano a credere alle dichiarazioni rese dall’unico maggiorenne del gruppo fermato per gli stupri di Rimini. Guerling Butungu ha spiazzato tutti con un’inaspettata versione dei fatti, secondo la quale lui sarebbe estraneo alle violenze perchè addormentato su una sdraio: “Io dormivo”, ha detto al pm Stefano Celli.

    Stando ad alcune indiscrezioni, a verbale risulterebbe una ricostruzione diversa rispetto alle contestazioni mosse al 20enne: “Dopo essere stato ad una festa in spiaggia, bevuto un drink e mezzo, mi sono addormentato”. Nel racconto di Butungu, di stupro nemmeno l’ombra, ma la sua versione non convince tanto che i magistrati di Rimini hanno sollevato la necessità della custodia cautelare in carcere, in attesa che l’indagine sia conclusa. Una richiesta di pari tenore è stata fatta dalla procura dei minori di Bologna, per la quale è necessario che i due fratelli marocchini (15 e 17 anni) e il ragazzo nigeriano (16 anni) fermati siano sottoposti alla custodia cautelare.

    Il racconto del congolese arrestato

    Butungu, congolese di 20 anni, asserisce di essere nato a Kinshasa, dove secondo il suo racconto i genitori sarebbero stati uccisi nel 2006 durante la guerra civile. Il padre, descritto come un membro del Movimento per la liberazione del Congo, sarebbe rimasto ucciso per mano degli uomini del Partito democratico del popolo del presidente Kabila.

    Il ragazzo dichiara di essere rimasto solo con sua sorella, poi affidato a una zia e in seguito fuggito in Libia. Senza documenti, dichiara di essere stato convinto da un amico a imbarcarsi per l’Italia, a imbarcarsi verso l’Italia, versione che tenderebbe a conferma il suo sbarco a Lampedusa.

    I retroscena della vita privata dei due minorenni marocchini

    E a fornire un quadro ancora più dettagliato della personalità di alcuni indagati, precisamente dei due minorenni marocchini, arrivano alcuni retroscena che gettano parecchie ombre su un passato (piuttosto recente) a tinte forti. Una psicologa e un educatore da anni si occupano della famiglia dei due fratelli ora accusati dei terribili fatti di Miramare. Sono gli stessi operatori a dirsi delusi e sconvolti dall’ipotesi che i due possano essersi macchiati di un crimine così atroce.

    Emergono in queste ore altri dettagli sulla famiglia dei minorenni: il padre è stato raggiunto da un provvedimento di espulsione della questura di Pesaro per vari reati, tra cui furto e aggressione. La madre, che risulterebbe più volte denunciata per atti persecutori, ingiurie, tentata violenza privata e danneggiamento ai danni di una vicina di casa, è in attesa di processo. Sarebbero proprio i giovani arrestati, figli della coppia, ad aver avuto un ruolo determinante anche nella configurazione delle ipotesi di reato contestate alla madre. Secondo l’accusa, la donna li avrebbe incitati a picchiare la vicina, a tenderle agguati, persino a rapinarla.

    La moglie, nonostante anch’essa sprovvista di permesso di soggiorno, è risultata non espellibile per via in quanto madre di figli minori. La donna, insieme ai ragazzi, avrebbe potuto usufruire di un incentivo economico per tornare in Marocco. Una somma di circa 20mila euro prevista dalla legge, in parte cofinanziata dal Comune.

    Dopo il consenso iniziale all’esaptrio, madre e figli sono rimasti in Italia, forse convinti dal marito e padre dei due accusati, fino al recente epilogo.

    La Polonia chiede l’estradizione

    Non sarà facile rispondere positivamente alla richiesta di estradizione avanzata dal governo polacco: secondo Patryk Yaki, viceministro della Giustizia, i quattro accusati di reati gravissimi contro due connazionali dovrebbero affrontare un processo in Polonia, motivo per cui è stata formulata l’istanza. Ma ad ostacolarne la fattibilità ci sono alcuni importanti requisiti del caso: i fatti sono avvenuti in Italia, gli indagati non sono di nazionalità polacca e della vicenza si occupa a pieno titolo l’autorità italiana.

    Sul profilo Facebook, preso di mira da molti utenti nelle ultime ore, sono tante le foto che lo ritraggono spensierato. In un post ringrazia Dio per aver potuto festeggiare il 20esimo compleanno: “Un anno in più nella mia vita grazie a Dio mi hai protetto fino ad oggi” scriveva il 3 luglio scorso.

    I tre minorenni del branco di Rimini

    I tre minorenni sono stati portati nel carcere minorile del Pratello, a Bologna. Incensurati, nati e cresciuti in Italia, sono due fratelli marocchini e un 17enne nigeriano. I primi a costituirsi ai carabinieri sono stati i fratelli. Dopo la diffusione di un fotogramma che immortalava 3 dei 4 ragazzi di ritorno dal primo stupro, prima che perpetrassero il secondo ai danni di una trans peruviana, i due marocchini hanno deciso di raccontare agli inquirenti cosa era successo la notte tra il 25 e il 26 agosto. Forse sapevano che la polizia a breve avrebbe avuto materiale sufficiente per scovarli e, prima che potesse accadere, hanno agito loro. Così i due ragazzi si sono presentati in caserma e hanno rilasciato dichiarazioni spontanee ai carabinieri ed agli investigatori.

    Il più grande dei due fratelli magrebini avrebbe raccontato che era Butungu a “ordinare e noi ubbidivamo come cani”. Al pubblico ministero, il 17enne ha raccontato del potere che Butungu aveva su di loro: l’avevano conosciuto mesi prima. La banda, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe già stata segnalata per piccoli furti e ricettazioni di cellulari.

    L’idea di rapinare la coppia polacca sarebbe, secondo il racconto, venuta al congolese, mentre il gruppo di minorenni era sul lungomare a bere. I due minorenni negano di aver partecipato sia al conseguente stupro della turista polacca che quello della trans peruviana. Qualche ammissione di colpa invece, il nigeriano l’avrebbe fatta, anche se da quel poco che salta fuori, tutti e tre punterebbero il dito verso il congolese. Tutti e tre sono ora nel carcere minorile con il provvedimento firmato dalla Pm titolare dell’inchiesta, Silvia Marzocchi.