Natale 2016

Stupratore seriale a Firenze: arrestato un idraulico

Stupratore seriale a Firenze: arrestato un idraulico
da in Cronaca, Violenza sulle donne
Ultimo aggiornamento:

    È stato arrestato un idraulico accusato di essere lo stupratore seriale a Firenze. Lui si chiama Riccardo Viti ed è stato portato in questura dalle forze dell’ordine che ritengono sia proprio lui l’uomo responsabile dell’uccisione di Andreea Cristina Zamfir. L’omicidio della ragazza 26enne rumena, deceduta per le sevizie subite sotto un viadotto dell’Autostrada A1 a Ugnano, sarebbe stato compiuto dall’uomo di 55 anni, tratto in arresto nella sua casa non lontana dall’ospedale di Careggi. Avrebbe detto: “Sono finito. Ormai non mi salva nessuno”.

    Gli investigatori della squadra mobile hanno perquisito la sua abitazione e la sua auto che potrebbe corrispondere al furgoncino cercato: un minivan bianco. Per i carabinieri, un indizio importante sarebbe l’occupazione della compagna dell’uomo arrestato: lei lavora presso l’ospedale di Careggi, occupandosi di pulizie. Sulle braccia legate ad un palo della giovane rumena uccisa, è stato trovato un nastro adesivo con il marchio dell’ospedale fiorentino. Viti è stato interrogato in Questura. Le indagini sono coordinate dal pm Paolo Canessa. L’arresto potrebbe far luce sui sei casi analoghi accaduti tra Firenze e Prato.

    Gli ulteriori accertamenti saranno volti a individuare l’eventuale corrispondenza dei dati biologici con le tracce del Dna isolate dal Racis dei Carabinieri in alcuni casi simili del passato, in cui le vittime erano sopravvissute. Si è giunti all’identificazione dell’uomo grazie alle descrizioni fatte da diverse prostitute e all’intuizione dei carabinieri. Un agente delle volanti ha collegato l’omicidio di Cristina Zamfir, avvenuto lo scorso 5 maggio, con un intervento effettuato l’anno scorso per un litigio fra un cliente e una prostituta in cui il primo dei due era a bordo di un minivan bianco, un Doblò.

    Un solo dna per tre casi. Questa è la conclusione tratta dalla polizia che cerca di far luce sulla vicenda della 25enne rumena violentata e uccisa. La squadra mobile sta dando la caccia ad un furgoncino chiaro che potrebbe essere stato ripreso da alcune telecamere. Sono stati isolati tutti i proprietari di mezzi simili che vivono in provincia di Firenze e tra Prato e Pistoia.

    Dai primi risultati autoptici sul corpo di Andreea Cristina Zamfir, ritrovata cadavere a Ugnano, è emerso che la ragazza è deceduta per un’emorragia interna. Per provocarle lesioni all’intestino sarebbe stato adoperato forse un manico da scopa. La donna sarebbe morta dopo una lunga agonia durata fra i 30 minuti e l’ora.

    Si attendono ancora, invece, i risultati sul Dna dell’assassino che potrebbero costituire un punto di svolta importante delle indagini perché sarà messo a confronto con quello del maniaco seriale, ricavato da tre casi precedenti risalenti al 17 luglio 2011 a Calenzano, il 28 marzo 2013 a Ugnano e il 21 febbraio 2014 ancora a Calenzano. I carabinieri sono riusciti a risalire al suo codice genetico attraverso la saliva lasciata sul nastro adesivo utilizzato per bloccare le vittime durante le aggressioni, una sorta di firma indelebile.

    Violentata, uccisa e “crocifissa”, ecco la terribile fine, per mano di uno stupratore seriale a Firenze, che è toccata alla 25enne romena Andrea Cristina Zamfir. Una giovane tossicodipendente seviziata e lasciata morire in croce, come ha raccontato il primo soccorritore, l’uomo che l’ha trovata e ha chiamato i soccorsi.

    È morta così, dopo le sevizie, la paura, nel vano tentativo di liberarsi e di scappare: legata per le braccia sulla sbarra orizzontale di un cancello.

    La giovane si è spenta tra sofferenze e tentativi disperati di liberare le braccia da quella trappola in croce. Nuda, con addosso solo un paio di scarpe da tennis, con le braccia legate alla fredda barra metallica di un cancello, fissate con il nastro adesivo da pacchi. Aggredita, seviziata e violentata con atrocità, utilizzando un palo o un bastone, nel modo più vigliacco, perverso e terribile. E poi, lasciata morire così, senza possibilità di scappare.

    A terra i segni del sangue, sul suo corpo quelli della sofferenza. Intorno la desolazione di un luogo poco rassicurante di giorno e ancora più agghiacciante di notte. Il corpo esanime e straziato di Andrea Cristina Zamfir è stato trovato sotto il cavalcavia dell’autostrada del sole, in quel tratto tra erbacce e sporcizia, scritte offensive e miseria, vicino al canale del torrente Ema e a due passi dal cimitero di Ugnano. Una angolo di inferno alle porte della città di Firenze.

    Un luogo, una tragedia che, inevitabilmente, richiama alla mente, non senza provocare un brivido, la terribile saga del mostro di Firenze. Sì perché anche se è la prima volta che la vittima perde la vita, non è la prima volta che nella zona si consuma una violenza tanto perversa e insensata. Una violenza che lascia dei segni indelebili sulla salute e la psiche delle vittime.

    Al contrario, secondo gli inquirenti si tratterebbe di un maniaco, di uno stupratore seriale: si contano almeno altri sei casi negli ultimi anni, dal primo di sette anni fa a oggi. Il modus operandi, con qualche lieve variazione sul tema, è sempre lo stesso, dall’aggressione alle violenze con gli oggetti, così come il profilo delle vittime, giovani prostitute o tossicodipendenti.

    Lo stupratore seriale potrebbe adescare le vittime, promettendo un compenso utile per una dose in cambio di qualche gioco erotico spinto, per poi violentarle e seviziarle. Un uomo italiano di mezza età, secondo le prime ipotesi. Su un elemento, in particolare, si stanno concentrando le indagini degli inquirenti: il nastro adesivo utilizzato per immobilizzare le vittime, riconducibile all’Ospedale di Careggi, presso il quale è in dotazione.

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