Studentessa violentata scrive una lettera aperta al suo stupratore

Studentessa violentata scrive una lettera aperta al suo stupratore
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    Studentessa violentata scrive una lettera aperta al suo stupratore. Il suo nome è Ione Wells, studentessa ventenne presso l’Università di Oxford, stuprata mentre camminava lungo una strada nella zona settentrionale di Londra. L’aggressore, secondo quanto riportato dalla ragazza, era presumibilmente più giovane di lei, l’avrebbe seguita dalla metropolitana fino a casa. E proprio lì, a due passi dalla sua abitazione, l’avrebbe strattonata per i capelli aggredendola senza pietà. Ma Ione ha deciso di non tacere pubblicando sul Cherwel, giornale degli studenti di Oxford, una lettera aperta contro il suo aggressore.

    Non posso indirizzare a te questa lettera, perché non conosco il tuo nome. So solo che ti sei appena macchiato di una grave violenza sessuale e di una prolungata aggressione. E ho una domanda da farti.

    Quando le telecamere di sicurezza ti hanno ripreso mentre mi seguivi nel mio quartiere, quando hai aspettato che fossi da sola per avvicinarti a me, quando mi hai picchiato fino a quando non riuscivo più a respirare, quando hai colpito con il ginocchio il mio viso insanguinato, quando ho dovuto lottare per liberare la bocca dalla stretta della tua mano, per riuscire almeno ad urlare. Quando mi hai trascinato per i capelli, e quando hai sbattuto la mia testa contro il marciapiede e mi ha detto di smettere di gridare, quando il mio vicino di casa ti ha visto e ti ha urlato contro e tu l’hai guardato negli occhi e hai continuato a prendermi a calci.

    Quando mi hai strappato il reggiseno con metà della forza con cui mi hai afferrato il seno, quando non sei riuscito a fare proprio tutto quello che volevi con il mio corpo, perché tutti i miei vicini di casa e la mia famiglia sono usciti fuori, e ti hanno visto… Non hai mai pensato alle persone della tua vita, ai tuoi cari?

    Le persone della mia comunità non si sentono a rischio se tornano a casa dopo il tramonto.

    Arriveremo con l’ultimo treno e cammineremo lungo le nostre strade da soli, perché non vogliamo accettare l’idea che sia pericoloso farlo… La tua comunità, anche se non la vedi attorno a te tutti i giorni, è qui. E’ ovunque.

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    Tu hai sottovalutato la mia. O dovrei dire la nostra? Potrei dire qualcosa sulla falsariga di: «Immagina se fosse successo a qualcuno della tua comunità», ma lasciami dire questo, invece: non ci sono confini alla comunità; ci sono solo delle eccezioni, e tu sei una di quelle.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Martedì 05/05/2015 12:08
     
     
     
     
     
     
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