Strage di Capaci, il giorno del ricordo

Il 23 maggio 1992 la strage di Capaci: morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta. Fu la fine di un’epoca, fatta di grandi inchieste e lotta alla mafia. Poco dopo, la strage di via D’Amelio, in cui perse la vita Paolo Borsellino. A 25 anni da una delle più grandi sconfitte della legalità, il ricordo immutato di un’eredità storica e di pensiero.

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    Strage Capaci

    Il 23 maggio 1992 la strage di Capaci: a morire, sull’autostrada A29 che collega l’aeroporto di Punta Raisi con Palermo, furono il magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Poco tempo dopo, in via D’Amelio, l’estate nera della giustizia italiana finì con un attentato di mafia che uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Gli unici sopravvissuti di Capaci furono gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza. Nel 25° anniversario della strage di Capaci ripercorriamo quel terribile giorno, partendo dalle ultime ore di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.

    Strage di Capaci: riassunto delle ultime ore di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo

    Francesca Morvillo, moglie del giudice Falcone, è l’unico magistrato donna assassinato in Italia. La coppia, sposata dal 1986, non ebbe figli, perché, secondo la convinzione dei due, sarebbero rimasti orfani. Il loro era un rapporto fatto di passione per la legge e per la verità, ma anche di innegabile, consapevole paura.

    Falcone non era solito viaggiare insieme alla moglie, al fine di proteggerla, ma quello fu un giorno diverso anche per la scelta di stare insieme durante il rientro da Roma. Poco dopo essere atterrati all’aeroporto di Punta Raisi, si misero in macchina. Tre la auto blindate sulla A29. Sulla prima, gli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, sulla seconda Giovanni Falcone, sua moglie e, sul sedile posteriore, l’autista Giuseppe Costanza (che si salvò). Fu lo stesso magistrato a volersi mettere al volante. Sulla terza auto, gli agenti Angelo Corbo, Paolo Capuzza e Gaspare Cervello, sopravvissuti.

    Quel 23 maggio di 25 anni fa, Falcone e sua moglie sarebbero morti insieme a 3 agenti della scorta, massacrati da 572 kg di tritolo posizionati sotto un condotto dell’autostrada A29 in direzione Palermo, all’altezza di Capaci. L’esplosione fu registrata persino dai sismografi siciliani di Monte Cammarata (Agrigento). Erano le 17:58 di un giorno qualunque, diventato storia.

    Strage di Capaci, video e immagini storiche

    Le immagini e i video della strage di Capaci sarebbero rimasti per sempre nella storia italiana. Così come le immagini della strage di Borsellino, in via D’Amelio, che chiusero il cerchio attorno a due figure titaniche della lotta alla mafia in Sicilia. Del loro cammino, si mantiene vivo il percorso nell’impegno di persone come Rita Borsellino, sorella del giudice ucciso il 19 luglio 1992, che ha parlato di legalità in una nostra intervista esclusiva di qualche tempo fa.

    La morte di Falcone e Borsellino è una delle pagine più drammatiche della cronaca nazionale. Oltre al loro operato, però, l’attenzione della mafia era accanita anche sulle persone che gravitavano intorno ai due magistrati. Famiglia, amici, collaboratori: nessuno faceva eccezione nel disegno di distruzione di Cosa Nostra. Francesca Morvillo e il giudice Falcone non morirono sul colpo. La donna, in un attimo di lucidità, chiese: “Dov’è Giovanni?”, lasciando ai posteri quello che sarebbe diventato l’interrogativo di una Sicilia che aveva perso un uomo giusto, e forse la possibilità di un riscatto.

    Le vittime della strage: la scorta e la moglie Francesca Morvillo

    Si fece molta fatica ad estrarre il giudice dalle lamiere, ma lui e sua moglie erano ancora vivi e morirono poche ore dopo in ospedale. L’autista riuscì a salvarsi, così come i poliziotti della terza auto blindata di scorta a Falcone. Per gli agenti della prima vettura, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, nulla da fare. I cadaveri della strage di Capaci non furono trovati subito. Nell’immediatezza dell’accaduto, la prima macchina del corteo non si trovava, tanto che alcuni tra i soccorritori ipotizzarono non fosse saltata in aria ma fosse fuggita a gran velocità, alla ricerca di soccorsi. Dopo alcune ore, però, la Fiat Croma della scorta venne ritrovata distrutta in un’area distante un centinaio di metri. Poco lontano, i corpi dei tre agenti della scorta di Giovanni Falcone.

    Del giudice, e dell’amore di Francesca Morvillo per la giustizia rimane il ricordo di vite spezzate sul confine della verità.

    Vito Schifani aveva 27 anni, una moglie e un figlio di pochi mesi. Si trovava alla guida della Croma marrone di scorta al magistrato Falcone.

    Rocco Dicillo aveva 30 anni, anche lui agente di scorta a bordo della Fiat Croma guidata dal poliziotto Schifani.

    Antonio Montinaro, anche lui 30enne, era a capo della scorta e si trovava alla destra del conducente. Sposato e padre di 2 figli, secondo alcuni racconti avrebbe cambiato il suo turno per poter seguire il giudice Falcone nel suo rientro a Palermo.