Stefano Cucchi, rinviati a giudizio 5 carabinieri: 3 sono accusati di omicidio preterintenzionale

Caso Cucchi: rinvio a giudizio per i cinque carabinieri coinvolti nell'inchiesta bis sulla morte di Stefano. Per tre di loro l'accusa è omicidio preterintenzionale. Agli altri due militari si contestano il reato di falso e quello di calunnia. Si apre così un nuovo capitolo della travagliata vicenda che vede in prima linea la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, combattere per la verità sulla tragica fine del ragazzo, morto nel 2009 in circostanze non ancora chiarite.

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    Stefano Cucchi, rinviati a giudizio 5 carabinieri: 3 sono accusati di omicidio preterintenzionale

    AP/LaPresse

    Per la morte di Stefano Cucchi, sono stati rinviati a giudizio i 5 carabinieri coinvolti nell’inchiesta bis. Lo ha stabilito il Gup del tribunale di Roma: per Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, all’epoca dei fatti in servizio presso la stazione Appia, l’accusa è di omicidio preterintenzionale. Al maresciallo Roberto Mandolini (che comandava la stazione) sono contestati i reati di falso e calunnia, mentre a Vincenzo Nicolardi si contesta solo il secondo reato.

    Il processo inizierà il prossimo 13 ottobre. Cucchi morì 6 giorni dopo l’arresto per possesso di sostanze stupefacenti, il 22 ottobre 2009 in una struttura protetta dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. Precedentemente era stata annullata l’assoluzione dei 5 medici del nosocomio romano. “Faranno un processo come imputati, finalmente faranno un giusto processo e hanno finito di farlo fare ad altri”, ha dichiarato l’avvocato Fabio Anselmo, legale della sorella di Stefano, Ilaria Cucchi. Si apre così un nuovo capitolo nella travagliata vicenda giudiziaria intorno alla morte del giovane, per la quale la famiglia ha sempre combattuto in sede legale.

    Caso Cucchi: rinvio a giudizio per 5 carabinieri

    Il Gup del Tribunale di Roma ha disposto il rinvio a giudizio per i 5 militari coinvolti nell’inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi.

    Secondo gli atti d’indagine, Cucchi sarebbe stato picchiato selvaggiamente “con schiaffi, calci e pugni”, talmente violenti da provocargli gravissime lesioni. Per il pm Giovanni Musaró, proprio il brutale pestaggio avrebbe causato la rottura di una vertebra e la lesione delle radici posteriori del nervo sacrale, con conseguente “ritenzione urinaria e bradicardia giunzionale”. Queste ultime, per l’accusa, sarebbero responsabili della “aritmia mortale”.

    Il processo si aprirà il prossimo 13 ottobre nell’aula bunker di Rebibbia.

    Le accuse contestate ai 5 carabinieri

    Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco rispondono di omicidio preterintenzionale. Tedesco dovrà rispondere anche di falso (relativamente alla compilazione del verbale di arresto di Cucchi) e calunnia insieme al maresciallo Roberto Mandolini. A Vincenzo Nicolardi è contestato il solo reato di calunnia insieme agli altri due militari, relativamente alle accuse mosse contro gli agenti di polizia penitenziaria durante la prima inchiesta.

    Grande soddisfazione per Ilaria Cucchi, sorella di Stefano da anni impegnata in una durissima battaglia legale sul caso: “Finalmente i responsabili della morte di mio fratello, le stesse persone che per otto anni si sono nascoste dietro le loro divise, saranno chiamati a rispondere di quanto commesso”.

    Annullata l’assoluzione dei medici accusati di omicidio colposo

    Aldo Fierro, Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi Preite De Marchis e Silvia Di Carlo sono i 5 medici la cui assoluzione dall’accusa di omicidio colposo è stata annullata dalla Cassazione. Tutti erano stati assolti perché, secondo il giudizio di secondo grado, “Cucchi morì per ‘inanizione‘ e non si sarebbe salvato”. La Corte si convinse che la condotta dei sanitari non avrebbe inciso nel decesso di Stefano Cucchi, essendo la sua situazione di malnutrizione pregressa rispetto ai fatti contestati e già compromettente per la vita.

    L’indignazione di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, era stata forte. La famiglia di Stefano si era detta comunque soddisfatta nonostante la prescrizione, in quanto, aveva commentato Ilaria, la giustizia consiste nel fatto che “tutti hanno capito come e perché è morto Stefano Cucchi, questo ora l’hanno capito anche nelle aule di giustizia. È un grande segnale di speranza per tutte le persone che attendono giustizia”.

    I proscioglimenti erano stati annullati con rinvio alla Corte d’Appello. Nonostante la prescrizione, si è trattato di una “vittoria morale”, come l’ha definita il legale dei Cucchi, Fabio Anselmo.

    Il ricorso della Procura di Roma

    L’annullamento dell’assoluzione per i medici era arrivato dopo una Camera di Consiglio di circa 3 ore, e la Suprema Corte aveva accolto il ricorso della Procura di Roma contro il verdetto di assoluzione dell’Appello bis. Una spinta importante è stata fornita dal Pg Antonio Mura, che poco prima della Cassazione aveva commentato “oggi c’è ancora tempo per fare giustizia”, nonostante la prescrizione imminente.

    Il proscioglimento, nella requisitoria del Pg Mura, “presenta molteplici aspetti critici e i giudici hanno sovrapposto il loro punto di vista a quello dei periti senza avere gli stessi requisiti scientifici”. Parole inequivocabili che hanno rafforzato la battaglia della famiglia Cucchi per avere giustizia, in una vicenda controversa e travagliata.