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Sfida accettata su Facebook: cosa c’è dietro il vero significato della campagna social

Sfida accettata su Facebook: cosa c’è dietro il vero significato della campagna social
da in Attualità, Tendenze
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    Sfida accettata su Facebook: cosa c’è dietro il vero significato della campagna social

    Da giorni le bacheche Facebook di migliaia di persone sono invase dal post “Sfida accettata” dove ogni utente pubblica una propria foto che lo ritrae da giovane o da bambino. Tutti hanno fatto la corsa a pubblicare immagini di anni fa. Ma quale sfida hanno raccolto? C’è stato un clamoroso errore, o meglio travisamento, perché il vero significato della campagna social era tutt’altro. Gli utenti italiani hanno senz’altro inteso un diverso senso da quello per cui è nato.

    La realtà è che la vera sfida è nata la scorsa estate e serviva per sensibilizzare le persone sul cancro. E’ una campagna partita in India e in Gran Bretagna: gli utenti di Facebook dovevano sostituire la propria foto del profilo con una in bianco e nero. A tutte le persone che mettevano “mi piace”, l’utente avrebbe dovuto mandare un messaggio privato per spiegarne il significato e invitarlo a fare lo stesso. Nel corso dei mesi la ragione del cancro è stata persa di vista e ora per tutti gli utenti la sfida consiste nel pubblicare una propria vecchia foto. Ne sono nati scherzi, parodie: molti hanno ironicamente postato immagini di spermatozoi, per intendere appunto scherzosamente, ciò che erano in passato. Insomma il messaggio originale si è perso. Contagiando tutti, dalle persone comuni ai politici e i personaggi pubblici.

    Un mezzo potente come Internet e per di più i social, che ha diffuso in tutto il mondo la “sfida” ne ha fatto perdere la sua traccia originale.
    Ora gli utenti hanno sulla loro bacheca lo status di “sfida accettata” con sotto una loro foto da bambini o da giovanissimi. Il messaggio originale era questo:
    “Since you liked my picture, you now have to post a black & white picture of you and write Challenge Accepted. Let’s fill Facebook with black & white pictures to show our support for the battle against cancer. That is the challenge. When your friends like your post, you send them this message”.

    Che voleva dire: “Dal momento che hai messo like alla mia foto, ora dovrai postarne una tu in bianco e nero e scrivere Sfida accettata. Riempiano Facebook con immagini in bianco e nero per dimostrare il nostro sostegno alla battaglia contro il cancro.

    Questa è la sfida. Ai tuoi amici a cui piacerà il suo post, invia questo messaggio”.
    Un messaggio che, solo leggendo lo status su Facebook di una persona, è anche facile da travisare: nessun riferimento alla malattia, nessun link a una qualche fondazione per la cura del cancro o al sostegno ai malati.

    I social non sono nuovi a questi tipi di catene di Sant’Antonio nate per sensibilizzare. Nel 2013 per esempio, migliaia di donne e ragazze postavano frasi in codice che in cui si dicevano pronte a partire per luoghi esotici in una vacanza lunga un determinato numero di giorni. Il motivo era sostenere la lotta contro il tumore al seno, ma a dirla tutta il successo fu più che altro virale, anziché in termini di prevenzione. E la critica arrivò proprio da Rebecca Wilkinson, una donna inglese di 36 anni malata di cancro al seno, che per mesi aveva fatto circolare sul social la sua foto in bianco e nero. Scrisse perentoria: “Il cancro non è il tema per selfie finti, come se fosse un’attività divertente. Le persone credono che solo perché mettono una foto in bianco e nero su Facebook sostengono le persone con il cancro. Non lo stanno facendo”. La stessa Airc, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro, si espresse commentando che sarebbe stato più efficace condividere una corretta informazione sulla prevenzione e la diagnosi precoce del tumore al seno, anziché i post.
    Per Rebecca e per altri che stanno criticando la “sfida”, si tratta di solo narcisismo.
    Ci sono tuttavia campagne social che non hanno perso il loro scopo iniziale, come quello di “Basta tacere” per sensibilizzare sulle violenze che le donne incinta subiscono durante il parto da molte ostetriche.
    D’altronde si sa, il potere virale dei social è immenso e anche incontrollabile.

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