Sepolta viva incinta: permesso premio al killer di Jennifer Zacconi

Jennifer Zacconi venne gettata in una fossa incinta all’ottavo mese e sepolta viva. Portava in grembo il figlio di Lucio Niero, che la massacrò di botte la sera del 29 aprile 2006 a Venezia. Il killer condannato a 30 anni, ha ricevuto un permesso premio per buona condotta. La rabbia della famiglia della vittima.

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    Sepolta viva incinta: permesso premio al killer di Jennifer Zacconi

    La 20enne Jennifer Zacconi il 29 aprile 2006 venne strangolata e sepolta viva insieme al bimbo che portava in grembo. A compiere il terribile assassinio fu Lucio Niero, che all’epoca aveva 34 anni, sposato con due figli, che aveva una relazione con la ragazza. Lui voleva che abortisse, ma lei non ne voleva sapere, per questo motivo l’ha uccisa ed è stato condannato a 30 anni. Adesso però ha goduto di un permesso premio per buona condotta, suscitando la rabbia dei familiari della vittima.

    Sono passati quasi 11 anni da quando Jennifer incontrò per l’ultima volta il suo amante-assassino. I continui litigi riguardavano la decisione di Jennifer di portare a termine la gravidanza del bambino che aspettava da Niero. L’uomo aveva tentato più volte di convincerla ad abortire, ma lei si era sempre rifiutata. Era già all’ottavo mese, quando i due decisero di vedersi per l’ennesimo chiarimento. Si incontrarono vicino ad un distributore di benzina a Maerne, in provincia di Venezia. La picchiò, la strangolò e la gettò ancora viva in una fossa. Morirà ore dopo per soffocamento. Il cadavere della ragazza venne ritrovato il 7 maggio, dopo che i carabinieri convinsero l’uomo a rivelare il delitto. L’autopsia confermò che la ragazza, dopo il pestaggio, ancora respirava. L’omicidio ricorda quello di un mese fa a Treviso, dove un 21enne ha gettato in un fosso la ex incinta.

    Il permesso premio

    Parlare di “premio” in una storia così raccapricciante fa davvero rabbrividire, eppure al killer è stato concesso un permesso per buona condotta. Ha avuto il beneficio per quindici ore, dalle 8.30 alle 23.30 di domenica scorsa, di uscire e visitare i suoi parenti. Una norma del 1975 sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà ha permesso al magistrato di sorveglianza Isabella Cesari di rendere effettivo il decreto. L’avvocato di Niero, Alessandro Compagno ha inoltre aggiunto anche che l’uomo “In questi anni è stato impeccabile e ha fatto un percorso personale importante, ha studiato, si è impegnato in varie attività”.

    La rabbia dei familiari di Jennifer

    Tullio Zacconi, il padre della vittima, venuto a conoscenza nei giorni scorsi di questa decisione non ha ovviamente trattenuto la rabbia: “L’ha ammazzata in quel modo, è stato condannato a trent’anni. Non è normale che gli venga dato un permesso premio, non è giusto”.

    L’uomo non si dà pace per aver perso una figlia e un nipotino in questo modo barbaro e attacca la giustizia italiana: “Ringraziamo le istituzioni, il governo che abbiamo, le leggi che ci sono. Se dopo undici anni e con due omicidi sulle spalle mandano fuori un assassino anche soltanto per una giornata, dentro di me non posso che avere rabbia. Chi paga è la vittima e basta, il carnefice non paga niente.”

    Il programma di Rai 3 “Chi l’ha visto” ha raccolto la testimonianza di Tullio Zacconi in cui esprime tutto il suo dolore e la sua rabbia. Non può dimenticare quelle terribili parole dell’esame autoptico in cui si raccontano le ultime ore di vita di Jennifer: “Strappati tutti i capelli, spaccata la spina dorsale, presa a pedate, buttata in una fossa e calpestata quando ancora respirava, con in grembo un bambino che avrebbe partorito pochi giorni dopo…”.