Schiave romene nelle campagne siciliane sfruttate e violentate dai padroni

Schiave romene nelle campagne siciliane sfruttate e violentate dai padroni
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Schiave romene nelle campagne siciliane sfruttate e violentate dai padroni. Giungono in Italia con la speranza di un futuro migliore, non solo dal punto di vista economico. Fuggono spesso da contesti familiari difficili e matrimoni deludenti, convinte che qui le prospettive siano più allettanti e gli uomini meno maschilisti. Sono le emigrate romene, e come loro tante altre, le cui aspettative vengono troppo spesso deluse dall’amara realtà perché purtroppo le ingiustizie di genere e le barbarie commesse ai danni delle donne sono un argomento di triste attualità anche nel nostro “Bel Paese”. L’ennesimo caso in quel di Ragusa, dove un’inchiesta de L’Espresso ha fatto luce sulle nuove schiave, cinquemila ragazze di nazionalità romena assunte nelle serre della provincia siciliana, regolarmente violentate dai datori di lavoro, nell’omertà più totale.

    Lavoratrici delle serre, nuove schiave dell’era moderna, costrette a vivere segregate nei campi e a subire regolari violenze da parte dei datori di lavoro, italiani dalla facciata perbene, marci nell’anima. Vittime di questa vergognosa barbarie cinquemila ragazze romene, tra cui parecchie madri con figli al seguito, assunte nelle famose serre di Vittoria, nel Ragusano, importante distretto ortofrutticolo italiano. A smascherare questa raccapricciante realtà di sfruttamenti, violenze sessuali, aborti e omertà, una clamorosa inchiesta de L’Espresso.

    I romeni, ma soprattutto le romene, come riporta il servizio del celebre quotidiano, rappresentano la nuova forza lavoro delle serre siciliane, ragazze giovanissime particolarmente gradite dai “padroni”, non solo per l’encomiabile dedizione al lavoro.

    Nelle campagne isolate della provincia ragusana tutto è lecito, come afferma Alina, una delle braccianti: “Lì dentro succede tutte cose possibili .” Ad approfittare della carne fresca un po’ tutti, senza distinzione, dai capi ai loro familiari fino ad arrivare ad amici e conoscenti. Ovviamente nella più totale omertà. Silenzio assordante anche nella comunità d’origine, contraddistinta da una “mentalità tendenzialmente omertosa”. I mariti delle vittime, quando ci sono, spesso nascondono la testa sotto la sabbia, per paura, per necessità. E intanto, nel comune di Vittoria, aumentano di giorno in giorno le richieste di aborto volontario tant’è che i tempi di attesa sono diventati interminabili, costringendo troppo spesso le vittime a rivolgersi a strutture abusive.

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    A denunciare per primo questo vergognoso fenomeno, particolarmente diffuso nelle piccole aziende di Vittoria a conduzione familiare, Don Beniamino Sacco, grazie al quale anni fa è stato incarcerato uno degli sfruttatori. Ma c’è anche chi, a differenza sua, si scaglia contro quelle povere vittime senza futuro né speranza, sono le donne della provincia siciliana, così cieche e imbevute di valori maschilisti da credere che la colpa sia delle migranti tentatrici. Poi, ci sono loro, le lavoratrici dei campi, talmente abituate alle ingiustizie di genere da dichiarare, “Se sei abituato dalla Romania, qui non è tanto più pesante.” La pensa così Luana e come lei molte altre, perché la loro considerazione del maschio è scarsa, “Qualunque cosa possono farci, loro sono niente”. Come biasimarle!

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN CronacaViolenza sulle donne Ultimo aggiornamento: Giovedì 02/10/2014 15:24
     
     
     
     
     
     
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